Leggere insieme

Quando il lupo assaggiò la bambina

Marina Petruzio
3 marzo 2013

E’ un albo dai tanti percorsi “Quando il lupo assaggiò la bambina”, il nuovo libro di Arianna Papini, in uscita il prossimo 6 Marzo.
Un albo che invita ad essere aperto più volte, tanti sono gli spunti, le riflessioni, le idee a cui porta, gli argomenti di cui parlare con i bambini mentre lo si legge.

La città che non permette di vedere il cielo, le luci delle stelle la sera annullate da quelle di lampioni ed insegne.
Prospettive ridotte dove l’orizzonte sembra un’invenzione dei grandi per creare un po’ di mistero, la notte, prima di addormentarsi, quando invece è la certezza di un oltre dove “tutte le strade continuano e vanno se le vuoi percorrere”.
Città strette dove le menti e le case dei bambini si riempiono di immagini e di oggetti ridondanti, che non lasciano neppure lo spazio fisico per crescere, che incombono sulla fantasia disarmandola.
Nessuna prospettiva per la natura il cui contatto è così importante per i bambini, loro che ancora sentono un rapporto atavico che li unisce alla terra, loro che sentono gli alberi somigliargli, il verde capace di liberarli, di affascinarli anche solo per una foglia volante o per un seme peloso da portare a casa, come un ricco bottino dopo una giornata di giochi, o una grande campagna dove posare piccoli piedi nudi e camminare ridendo delle proprie sconosciute impronte, del proprio peso su questa terra. Dove gli animali sono quelli delle favole e delle immagini dei libri, non altri.
La bellissima foresta di antichi alberi, fiorita, colorata, da sentirne quasi i rumori che si staglia su un cielo azzurro a raccontarci di aria pulita e giornate serene.
La piccola protagonista nel suo lasciare la città ci fa vivere tutta l’emozione di una giornata immersi nella natura, tutta la trepidazione della notte, dell’orizzonte, di punti dove si possono lasciare dei pensieri perché la loro bellezza li ispira.
In una giornata come questa di abbandono totale alla natura, alla felicità, al gioco, il morso del lupo arriva come un tradimento. Ed ecco l’altro grande tema trattato in questo albo: il morso.
Che rievoca immagini aggressive, primordiali, socialmente inaccettabile per la sua ferocia, traditore perché arriva sempre inaspettato. Perché fa male e lascia un segno a memoria di sé, sulla pelle così come dentro, umilia chi lo riceve mettendolo in una posizione di netta inferiorità, di fiducia tradita.
Eppure il morso racconta tante cose: il lupo ha passato così tanto tempo solo ed è diventato cattivo. Tutti avevano paura della sua grande bocca.
Il bimbo che morde dà sfogo alla sua rabbia, ad un momento di frustrazione che arriva da lontano, a disagi interiori che hanno bisogno di essere accolti ed invece isolano ancora di più.
Il lupo perde l’occasione per cambiare la sua vita mordendo la bambina. Avrebbero potuto diventare amici, invece continua a vivere il disagio dell’isolamento. Avrebbe solo avuto bisogno di essere amato un po’ di più… forse, chissà, un giorno.
I bimbi assaggiano con la bocca e con essa esplorano e conoscono, anche il primo bacio alla mamma è un piccolo morso; chi morde spesso non intende far del male ma solo comunicare richieste e stati d’animo che altrimenti non troverebbero sfogo. Ed a quel morso va porto un orecchio particolare.

Tommaso si avvicina a questa nuova lettura perplesso, teme l’ennesima versione di Cappuccetto Rosso.
Mentre leggo si appassiona, le immagini fortemente contrastate, il rosso della forza vitale ed il nero del confine. Si siede sulle mie gambe.
Chiudo il libro e chiedo una sua lettura.
Rassicurante mi guarda e con un gesto che fende l’aria di netto dice: ”La bambina non è morta. Il lupo l’ha sgranocchiata un po’mamma, così – ed imita il gesto – però non le ha strappato un braccio o cose simili…”

E’ così infatti, la bimba con l’anima strappata è lentamente guarita. Son passati anni ma è riuscita a riallungare fiduciosa la sua mano verso il lupo. Chissà…

Marina Petruzio

“Quando il lupo assaggiò la bambina”
Di ed illustrato da Arianna Papini
Edizioni Lapis


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