Lifestyle

Rapunzel e Biancaneve della rete: così le favole sono social

Alessia Laudati
3 Marzo 2020

Influencer, modelle e divulgatrici che si ispirano ai classici Disney per far sognare i follower

 

Principesse nella vita e sui social. Influencer, giornaliste, imprenditrici e divulgatrici culturali; a volte semplici creatrici di sogni. Il loro lavoro – rigorosamente 2.0 – è ispirarsi alle favole riproducendo su Instagram look fiabeschi e atmosfere rarefatte. Dentro l’universo delle Disney princess 3D, espressione da scrivere completa di hashtag, troverete donne vestite di vaporoso tulle blu come Elsa di “Frozen”, con il cerchietto rosso di Biancaneve, avranno capelli ricci e rossi di Merida, la bionda chioma folta di Rapunzel. Tutto tra sogno e realtà.

Cosa va in scena in un feed popolato di principesse? Universi rassicuranti, il gusto per il travestimento e per la moda; persino per gli effetti grafici elaborati. Un po’ come se fosse sempre Halloween; anzi no, una festa più conciliante e meno gotica, magari Carnevale.

Le principesse in carne e ossa sono anche italiane. E hanno successo. Il profilo di The Rose Strawberry, nome d’arte dell’abruzzese Renee Graziani, ha circa 100mila follower. L’influencer si ispira alla favola di Biancaneve per realizzare scatti che sono evidentemente molto apprezzati dai suoi seguaci. Valentina Ottaviani, The Red Rapunzel Vibes, gioca invece con la somiglianza con la principessa dalle lunghe chiome: circa 14mila follower. Elena Cassataro, alter ego di Jasmine, ne ha circa 24mila.

Creatrici di sogni da una parte; ma cosa cercano gli utenti invece?

Secondo una ricerca del 2012 sui cosplay, figure che si travestono per imitare personaggi fittizi e assimilabili alle principesse Disney in carne e ossa, i fan sono consumatori e i cosplayer hanno il ruolo di produttori che manifestano una forma di espressione personale simile alla performance teatrale. Eppure, assottigliare il confine tra sogno e realtà e tra fiaba e consumatori è una tendenza più che consolidata non solo in rete. Per esempio al cinema spopolano i remake in live action: versioni a metà tra l’animazione e la recitazione fisica che riscoprono vecchi film Disney. In cantiere ci sono “Mulan, interpretata dall’attrice cinese Liu Yifei, e “Trilli” con Reese Whiterspoon; Emma Stone sarà invece Crudelia De Mon in “Cruella”. Guardando invece al passato il remake di “Cenerentola” di Kenneth Branagh ha avuto grandissimo successo.

Delle fiabe quindi non ci liberiamo; e del resto perché dovremmo? Hanno insegnato a generazioni i valori della positività e dell’autorealizzazione. Le principesse della Disney sono spesso avventuriere, e anche se additate di sovente di scarsa autonomia, di subordinazione all’arrivo del principe azzurro, non tutte le principesse sono uguali. A Jasmine di Aladdin sentiamo pronunciare la frase: “Non sono un trofeo da vincere”. Mulan è una guerriera e vola (con grazia e grinta) al di là di ogni stereotipo. Merida invece è la prima principessa a non innamorarsi. Così anche sul fronte dell’empowerment femminile le principesse in carne e ossa hanno l’opportunità di svecchiare un ruolo antico e anche giustamente criticato in passato. Perché ora il centro e il cervello dell’inquadratura sono loro.



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