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Reale o virtuale: qual è il futuro delle sfilate?

Mia Damiani
26 Marzo 2020

Uno scatto della sfilata Dior PE20

Il Coronavirus ha colpito duramente il settore dei fashion show, in tutto il mondo. Tutte le sfilate Cruise 2021 (e non solo) sono state rimandate e cancellate. E mentre la produzione delle collezioni va in stand-by, ci si chiede quale sarà il futuro dei defilé. Ancora reale, o virtuale?

Partiamo dal presente e dal recente passato: già all’ultima fashion week di Milano, nell’ambito dell’iniziativa China, we are with you di Camera Nazionale della Moda Italiana, alcuni designer cinesi già selezionati per partecipare dal vivo ma impossibilitati a causa del Covid-19 avevano optato per sfilate a distanza. Un esperimento andato a buon fine: a connettersi, circa 27 milioni di utenti a livello internazionale. Un’idea tutta italiana che è stata replicata, con lo stesso successo, anche alla Paris Fashion Week autunno inverno 2020/2021.

Se è improbabile che il sistema delle sfilate venga fatto a pezzi da un giorno all’altro, nonostante la difficile situazione di crisi odierna per il settore lusso, costretto a fermare la produzione al momento in Italia, non c’è dubbio che un ripensamento delle fashion week sia necessario. E qualcuno già scommette sullo streaming: è il caso di Tokyo e Shanghai. La Rakuten fashion week, prevista dal 16 al 21 marzo, è andata live anziché essere cancellata. La manifestazione dedicata alle collezioni autunno-inverno 2020/2021 ha presentato le sfilate in diretta web. Stessa idea anche in Cina: la Shanghai Fashion Week è in corso su TMall e lo sarà fino al 3 aprile. La piattaforma del colosso cinese Alibaba permette di assistere ai défilé i suoi 800 milioni di utenti attivi mensilmente. In calendario, non solo brand autoctoni come Feng Chen Wang, ma anche marchi stranieri come Diane von Furstenberg Converse, presentati in modalità see now-buy now.

Anche le fashion week di Milano, Londra, New York e Parigi seguiranno l’esempio delle colleghe asiatiche? Intanto, il mondo della moda dovrà prendere importanti decisioni.

Qui da noi, ogni scelta in merito ai défilé donna primavera-estate 2021 è stata rinviata al post quarantena (si spera) del 3 aprile. E all’estero sembrano già vacillare le sfilate uomo di Parigi, anche se la Fédération de la haute couture et de la mode non si è ancora pronunciata in merito (una decisione congiunta sull’intero fashion month è attesa nelle prossime ore).

Carlo Capasa, il Presidente della Camera Moda Italiana, ha ricordato che le sfilate rappresentano una forte componente dell’economia di una città. Ma alcune causa di forza maggiore, dall’ambiente (basti pensare alla questione delle emissioni di CO2, che ha portato marchi come Gucci e Dior a ripensare gli show in chiave eco) all’epidemia, lo hanno già minato. E potrebbero anche rivoluzionarlo del tutto. D’altronde, le sfilate, che durano in media 10 minuti, secondo la società di analisi e consulenza Pambianco hanno un budget minimo di 100 mila euro. Alexandre de Betak, uno dei massimi poducer del settore, ha dichiarato di recente a BoF che “Alla fine le maison concorderanno con noi che a volte, della sfilata non c’è nemmeno bisogno. L’evento potrebbe essere addirittura sostituito da un’azione positiva: ai tempi di Instagram, l’aspetto più importante di qualsiasi evento è la vitalità sui social”. Non resta che attendere e vedere cosa deciderà su queste e altre questioni il gotha della moda.