Arte

Remo Bianco. Le impronte della memoria: la personale al Museo del Novecento

Elisa Monetti
27 Luglio 2019

Remo Bianco, Impronta (Giocattoli) 1956 c., Collezione Manuela Milan Lodi

Fino al 5 ottobre Milano ospita le fantasiose opere di “Remo Bianco. Le impronte della memoria.

Sono 70 i capolavori dell’artista milanese che per tre mesi trovano casa nelle sale di Museo del Novecento, un patrimonio davvero ricco e ben capace di raccontare la sempre fervida vena artistica del maestro che le ha realizzate.

Nasce a Milano negli anni ’20 del secolo scorso, sarebbe stato secondo di due gemelli – non fosse per una broncopolmonite che tragicamente causa la morte del fratello Romolo a solo un anno di vita. Inizia molto presto, appena quindicenne, ad alimentare il suo spirito creativo iscrivendosi all’Accademia di Brera, dove ha modo e fortuna di conoscere Filippo de Pisis e, tramite lui, di entrare in quel circolo virtuoso di artisti tra i quali ricordiamo alcuni nomi di particolare spicco quali Carrà, Sironi e Soffici. Quello che sembra ormai un promettente destino subisce una brusca frenata negli anni di guerra quando Bianco, arruolato e imprigionato, trascorre diversi anni lontano dalla patria. Non è però il conflitto mondiale a segnare la fine della sua carriera: rientrato a Milano dalla prigionia a Tunisi ancora ventiduenne, riprende immediatamente i contatti con il gruppo di de Pisis e torna a studiare all’Accademia di Brera.

Remo Bianco, Sacchettini – Senza titolo, 1956, Collezione privata

Dei suoi capolavori, presenti in mostra, ricordiamo la serie delle Impronte, calchi in cui cattura le tracce che vari oggetti lasciano al loro passaggio; Sacchettini – Testimonianze, una sorta di collezione di oggetti di poco valore quasi schedati in piccole buste di plastica poi fissati su legno a comporre un quadro; e poi le Opere tridimensionali – 3D, in cui sfrutta diversi materiali che, sagomati su vari piani, vanno a definire, con la loro sovrapposizione, una forma finale. Non mancano i Tableaux Dorés, uno sei suoi cicli più famosi, in cui impreziosisce sfondi monocromi con foglie d’oro. O ancora i suoi celebri Quadri parlanti, tele non lavorate o, tuttalpiù impressionate con fotografie che nascondono sul retro un altoparlante che all’avvicinarsi dello spettatore si attiva per “attaccare bottone”, non senza un piccolo sobbalzo per chi vi sta di fronte.

Una raccolta davvero completa che ci permette, grazie anche ad un minuzioso studio d’archivio, di ricostruire a tutto tondo la figura di un artista talvolta purtroppo superficialmente dimenticato.

 

Remo Bianco. Le impronte della memoria
5 luglio 2019 – 5 ottobre 2019
Museo del Novecento, piazza Duomo 8, Milano
Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30



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