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(Ri)scoperta di Stoccolma, la città lontana dai cliché

Carla Diamanti
15 Agosto 2019

Ci metti un attimo ad amare Stoccolma. Nel senso che devi dedicarle tempo, ti deve conquistare poco a poco, devi raccogliere una a una le tessere del mosaico che la compone e metterle insieme scoprendola.

Perché lei è come è. Non ti viene incontro, è lontana dal cliché che pensi che abbia. Non ha un colore solo, stravolge l’idea di armonia, contrasta con la linearità dei tratti disegnati dalle matite degli architetti che ci arredano le case. O gli uffici. Quelle linee pure, semplici, immediate. Quelle luci dirette, pulite, essenziali. Tutto quello che pensi che Stoccolma possa essere, in realtà non è.

Ti piace a pezzi, i condomini minuscoli e silenziosi immersi nel verde, dove davanti all’ingresso trovi un tavolo di legno con sedie di legno e scopri che la vita è in comune, che i vicini partecipano, che i condomini assomigliano a grandi famiglie che vivono al ritmo di condivisione e partecipazione.

Il pezzo della storia è di un colore diverso, più scuro, e raccolto soprattutto su una delle sue isole. È la tessera più facile da trovare e da amare, quella con le stradine acciottolate, le facciate dipinte, il cambio della guardia e le pasticcerie con le rotelle di pasta che profumano di cannella o di cardamomo. È anche il pezzo più pieno, quello dove a cui i turisti si aggrappano ai souvenir tutti uguali, dove l’interno delle vetrine stride con l’armonia dei palazzi e della storia.

La tessera dell’acqua è ovunque, si intrufola, penetra, costringe. Soprattutto costringe. A scavalcare ponti, a trasportare energia, a trovare la strada. Venezia, dicono quelli che Venezia non l’hanno mai vista. Niente affatto. L’acqua di Stoccolma, del centro di Stoccolma, non è romantica, non è armoniosa. È un vincolo. Un obbligo. Ma ecco che per aiutarti a collocarla spuntano barche, traghetti, velieri. Anche pullman, che oltre l’ultimo ponte ti consegnano alla natura. E allora sì che l’acqua cambia! Diventa contorno liquido di zattere di verde che si moltiplicano all’infinito. Diventa una strada invisibile che non capisci come abbiano fatto gli uomini del passato a capire che questa strada era una miniera d’oro per i commerci. Diventa il merletto attorno ad alberi che nascondono serre di piante e tavolini e sedie e fette di pane ricoperte di pesce, di verdure, di creme e di aneto. Diventa la soluzione migliore e più veloce per raggiungere il tesoro. Quello che si annuncia con i tre alberi che spuntano da un tetto di legno, preludio a un’opera straordinaria, anch’essa di legno. Dentro all’enorme capanna, il maestoso veliero dalla vita breve. Bello, talmente bello da togliere il fiato, da aver reso necessario costruire questa capanna a più piani per scendere e contemplare la chiglia, poi salire e guardare le bocche dei cannoni, fatali per la sua fine, e la polena. Salire ancora per contemplarlo tutto, un gigante, un progetto, un sogno. Un’indimenticabile tessera del mosaico della città.

Vale il viaggio, come l’emozione di trovarsi nella sala del banchetto a cui ogni anno sono invitati i vincitori del premio Nobel. Un altro progetto, un altro sogno. Di un visionario creativo che ha lasciato il segno. Mosaici dorati, racconti sorprendenti, déjà vu che si sovrappongono alla scoperta.

Per completare il mosaico bisogna guardare oltre, andare fino al grande Karolinska preceduto dalla sua fama, bisogna spostarsi nei quartieri meno centrali, prendere metropolitane ed emergere dalla terra nel cuore della quotidianità della città.

Solo quando tutte le tessere saranno composte, Stoccolma filerà dritta nel cuore. Ci vuole un attimo. Ma poi resta per sempre.

 

P.S. – per facilitare la composizione del mosaico c’è lo Stockholm Pass, una chiave straordinaria che aiuta a scoprire tutte le tessere, anche quelle più nascoste.



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