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Ristorante Cacciatori a Cartosio: il buon sapore dei 200 anni

Giorgia Giuliano
9 Ottobre 2019

Il panorama più bello, molte volte, è un rapporto. Ha una ringhiera fatta con le tovaglie e già solo ad appoggiarci le braccia significa che la vista sarà fantastica. Il suo sapore concede anche agli occhi di provare delle sensazioni e di poterne sentirne addirittura la sapidità.

Il Ristorante Cacciatori a Cartosio è complice di tutto quello che porta a tavola. È sereno come il colore delle sue pareti che quasi brevettano un nuovo clima.

Nel Monferrato la vecchiaia è longeva ed è pura, elegante energia che festeggia giovane i suoi 200 anni. Senza quei piatti che vogliono sembrare dei castelli: Federica e Massimo l’hanno capito che la fortezza più efficace è anche la più semplice.

Stanno fianco a fianco anche quando Federica è in cucina e Massimo in sala e sono proprio loro l’umami di cui tanto si sente parlare ma che alla fine non tutti sanno dove si trovi. La (loro) cucina piemontese è cucina di paese e dal primo all’ultimo boccone sa di accoglienza.

Si pronuncia così come si scrive”: vale per i tajarin amalgamati a solarità e funghi porcini, per la focaccia calda e nuda che rompe il ghiaccio a tavola. Vale a dire che tutto ciò che Federica ci prepara è esattamente così come lo vediamo e Massimo non ci aggiunge parole di troppo – piuttosto ci dice quanto le parole siano state tramandate, comprese e siano rimaste quelle da 200 anni, senza ricorrere a sinonimi.

Il Ristorante Cacciatori a Cartosio pare avere una certa predisposizione per le materie prime – e sarà che dalle grandi finestre c’è un territorio intero che lo osserva, dove le colline guardano in cucina a testa alta. Gli ingredienti cuociono lenti, con Federica c’è da rilassarsi. E con lei c’è una stufa, la cui fiamma corteggia il gallo al vino più buono che possiate mai mangiare. Le verdure e le verdure ripiene, le carezze che fanno le porcellane, il Dolcetto o il Barbera di cui se ne assapora anche il fruscio nel bicchiere: il Ristorante Cacciatori a Cartosio è una cloche sotto la quale c’è tutto il Monferrato. Il sapore onesto di un rapporto che è farina per la pasta fresca e intingolo per le carni più morbide.

E poi la bellezza di ritrovare anche una locanda con poche camere dove potersi riposare dopo una cena che forse fa essa stessa da materasso su cui poter dormire.

Lunga vita alla tradizione, a una cucina che – seppur di terra – è cristallina, a Federica, a Massimo e al loro Piemonte tramandato, preservato, desiderato.

 

 

 



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