Postcards

Rose di pietra, un vero tesoro in Val Camonica

Carla Diamanti
20 Febbraio 2020

Nove piccole coppelle in tre file di tre. Comincia da queste strane forme il mio cammino alla scoperta della “rosa” camuna, perché quelle nove piccole coppelle in tre file da tre ne tracciano i contorni e il disegno. Le incontro camminando in una natura bizzarra, dove le foglie lasciano il posto alle rocce e dove queste si trasformano in lavagne di pietra. Ceto, Cimbergo e Paspardo: si chiamano così i luoghi che racchiudono la più grande concentrazione europea di arte figurativa su roccia.

Un patrimonio di migliaia di pietre e centinaia di migliaia di figure. Non riesco a immaginare di poterle contare tutte, mentre camino in questo parco alpino dove saltellano gli stambecchi, dove si nascondono gli orsi e dove vivono numerose piante autoctone. Ci sono anche le pom, mele antiche, tornate a nascere sui rami di alberi recuperati dal passato. Un patrimonio italiano che appartiene all’umanità perché quaranta anni fa l’Unesco ha deciso di proteggerlo proprio per queste incisioni che raccontano la storia dell’uomo, delle migrazioni, degli insediamenti e delle contaminazioni, rivelando una sostanziale unità nel processo evolutivo europeo e una sorprendente continuità nella pratica incisoria. Penso ai nostri antenati, al loro bisogno di comunicare e all’ingegno: circa ottomila anni fa si sono guardati attorno e hanno trovato una soluzione per lasciarci un messaggio.

Nove piccole coppelle in tre file di tre. Per capire come da queste coppelle si arrivi al disegno di un fiore – la rosa camuna – seguo la penna che si muove su un foglio di carta, quasi come se danzasse. I quattro petali si definiscono mentre imparo che ogni punto indica il luogo delle albe e di tramonti nei solstizi e negli equinozi. Un rudimentale bulino di selce riproduceva così un articolato ragionamento sulle stagioni, sui raggi del sole e sulle attività umane, passando per le relazioni tra terreno e divino, per arcaiche strutture sociali e per i meccanismi di equilibrio necessari per reggerle.

Oltre il muretto del museo, il sentiero che mi porta verso la prima “rosa” è disseminato di lastre di arenaria erose dai ghiacciai e dal transito di acque fluviali. L’acqua fa il miracolo: basta bagnarle per scoprire figure stilizzate con le braccia alzate in preghiera accanto a dischi solari, graffiti di armi, palafitte, animali, scene di aratura, simboli di fertilità e di vita quotidiana. Libri di pietra, messaggi che arrivano da lontano e che colpiscono il cuore. Mi inginocchio per guardare meglio. E per rendere omaggio a chi ha saputo trovare il modo perché il suo racconto durasse millenni.



Potrebbe interessarti anche