Letteratura

Russia: letteratura ai tempi dei censori

staff
17 marzo 2013

Dai vari Tolstoj, Dostoevskij, Gogol e Puskin – giusto per  fare qualche nome celeberrimo della grande civiltà romanzesca russa – fino ai giorni nostri.  Un percorso lungo e articolato; in mezzo ci sono infatti, il futurismo, il formalismo, il biennio rosso, l’Unione Sovietica, la Perestroika, il colpo di stato e un sacco di macerie sulle quali è necessario continuare a costruire. Ma in questi vortici della storia, tra le genti russe, non si è mai persa la precisa identità culturale, struttura solida e protettiva, sigillo della forza espressiva del Paese eurasiatico. E da queste fondamenta di pregiata fattura, emergono i grandi narratori della nostra epoca, scrittori impegnati e costantemente attenti al mondo circostante, erettisi a  baluardi della salvaguardia artistica e morale della propria gente.  Autori che analizzano le mutazioni sociali e lo stato di salute della cultura.

Russian Attack”  è il libro scritto a sei mani da Viktor Erofeev, Eduard Limonov e Vladimir Sorokin; gli autori si sono fatti portavoce, attraverso questa antologia di racconti, di un moto di protesta contro l’intera classe dirigente russa la cui pericolosità è sintetizzata dal “vuoto culturale” creato da Putin e dalla costante diffamazione pubblica nei confronti di autori “non allineati”; una vera e propria emergenza per la salvaguardia della libertà di espressione e di pensiero.

L’insofferenza, dunque , il bisogno di reagire contro l’oppressione – quasi inesistente per l’informazione russa-  contro i soprusi nei confronti di chi si oppone. Tutto ciò viene descritto da Valerij Panjuskin in “I 12 che hanno detto no”. L’autore narra le storie di dodici personaggi che hanno “sfidato” il sistema politico russo e le tristi vicende che, a causa di ciò, li hanno riguardati.

Ma la grandezza della cultura letteraria russa si evince, anche e soprattutto nel nostro tempo, dall’affermazione di importanti autrici tradotte e acclamate in tutto il mondo. Una di queste è senz’ombra di dubbio Yulia Latynina; Il suo “Il richiamo dell’onore” è la parodia tragica di un Paese inventato, ma riconducibile alla cecenia, in cui il protagonista cerca di mettere ordine laddove sembrano regnare odio, sangue e terrore.

Concludiamo con altre due “penne gentili”, forgiate da lunga esperienza e fama, quali Marina Palej ed Elena Cizova. Della prima vi presentiamo “Klemens”, una storia che racconta la difficoltà dei rapporti interpersonali all’interno di una cornice metanarrativa, intrisa di riferimenti letterari e dal linguaggio policromatico. Della Cizova segnaliamo invece “Il tempo delle donne”. A pochi giorni dalla celebrazione dell’8 marzo, sembra ancor più opportuno parlare di questo libro dalla trama ricca di pathos. La storia di una donna e delle sue compagne “di lotta” nella Russia sovietica; un racconto intriso di ricordi, sullo sfondo le immagini della violenza e del terrore nei Gulag. Storie di coraggio, resistenza e determinazione; storie di donne che non si sono arrese.

Alessandro Giuliano

“Russian Attack” di Viktor Erofeev, Eduard Limonov e Vladimir Sorokin, Traduzione di Marco Dinelli, Salani editore, 190 pp.
“12 che hanno detto no” di Valerij Panjuskin, Traduzione di Claudia Valentini, E/O edizioni, 288 pp.
“Il richiamo dell’onore” di Yulia Latynina, Traduzione di Mario Curletto, Tropea editore, 318 pp.
“Klemens” di Marina Palej, Traduzione di Emanuela Bonaccorsi, Voland, 320 pp.
“Il tempo delle donne” di Elena Cizova, Traduzione di Denise Silvestri, Mondadori, 240 pp.


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