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Sabbioneta, la città ideale

Carla Diamanti
16 Maggio 2019

La disegnarono perché diventasse “ideale”. La città ideale. La trasformarono in un luogo adatto a un principe che voleva trasformarla nella “nuova Roma del Rinascimento”. E così divenne anche la “città del principe”. Venne avvolta da legami familiari, prestigio, architettura e urbanistica che la unirono a Mantova e ne fecero un eccezionale unicum rinascimentale che ancora oggi caratterizza il territorio che la circonda.

Non sorprende quindi che Sabbioneta sia diventata Patrimonio dell’Umanità. Appartiene al circuito delle Regge dei Gonzaga, un anello che raccorda i piccoli “regni” autonomi che facevano capo a Mantova e al suo Ducato. Avevano tutti una cinta muraria (non tanto per difendersi quanto per custodire il lustro dei palazzi e dei loro abitanti), si aprivano su piazze ampie e porticate, erano animati da mercati vivaci e da floride attività commerciali. Si concentravano fra Oglio e Po, là dove il territorio mantovano sfumava nella diocesi di Cremona.

Sabbioneta è il più celebre di questi piccoli gioielli dell’anello delle Regge. Per arrivarci si può pedalare lungo un percorso che si snoda fra paesaggi in cui gli alberi di mele si alternano ai filari di vigne, i campi coltivati ai boschetti di alberi. Scesi dalla bicicletta, la natura lascia il posto alle prospettive spettacolari disegnate a metà del Cinquecento e che ripetono fino all’estremo le cifre della data di nascita di Vespasiano Gonzaga. Quasi un’ossessione esoterica che ricorre sulla lunghezza delle strade e sul loro orientamento, sulle decorazioni di Palazzo Giardino, nelle proporzioni e nelle misure. Tutto doveva dimostrare che la città ideale era stata davvero creata per un principe e per il suo sogno. O almeno per il suo tentativo di dimostrare che pur essendo nati nel ramo cadetto di una grande famiglia si potevano avere carisma e volontà. E si poteva lasciare un segno indelebile. Sabbioneta seguì la parabola della vita di Vespasiano e la sua fama si spense con lui. Almeno fino alla riscoperta e alla rinascita di questo piccolo borgo davvero unico, con i portici del palazzo e le bancarelle degli antiquari, con i monumenti, lo stile e la grazia che testimoniano la grandezza delle arti e dello spirito del luogo. Il suo Teatro all’Antica è un ulteriore inconfondibile inno al contrasto, dove sobrietà e ricchezza si alternano e si rincorrono, esaltandosi l’un l’altra. Vespasiano Gonzaga aveva scelto il suo palco, al culmine della loggia e racchiuso fra le statue. Il pubblico era in basso, sugli spalti di legno mentre gli attori recitavano su un palcoscenico che ospitò il primo Teatro Stabile al mondo. Qui il sogno si perde nel racconto, mentre lo sguardo corre sui decori e sugli arredi.

Dentro e fuori Sabbioneta resta davvero ciò per cui era stata progettata: una città ideale.

 

 

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