Sport

Salti, curve, cadute e polvere: tutto questo è la BMX!

Alessandro Cassaghi
22 Luglio 2019

Se per voi la BMX, la bicicletta tipica degli anni ’80 che ha segnato una generazione, significa solo salti sulla rampa o “giri della morte”, dovrete ricredervi: c’è un mondo dietro questo mezzo a due ruote, basti guardare la varietà di gare in programma dal 23 al 28 luglio durante il mondiale in Belgio, soprattutto di velocità contro il cronometro o sfidando il gruppo degli avversari! Ma facciamo un passo indietro per capire il successo di questa bici bella, ma… un po’ scomoda!

Le gare del campionato del mondo. Nelle gare in programma in Belgio la velocità la fa da padrone. Il percorso è lungo dai 300 ai 400 metri e ha tempi di percorrenza che variano tra i 35 e i 50 secondi. Il tutto è caratterizzato da dossi, curve paraboliche e altri ostacoli simili a quelli dei tracciati da moto cross. E ora andremo a scoprire il perché.

Bob Haro

Gli inizi: la rivoluzione del 1968. La storia di questo tipo di bici nasce sulla costa Ovest degli Stati Uniti nel periodo rivoluzionario degli anni ’60. Era circa 1968, e molti ragazzini sognavano di guidare le potenti moto da cross (BMX significa Bicicle Moto Cross, nda) senza però poterlo fare, e allora decisero di salire in sella alle loro bici e imitare i gesti dei campioni dello sterrato. Fu un successo, e a ridosso dei ’70 vennero inaugurate le prime gare su terra.

Il boom in Italia anche per merito di… E.T.! Quando nel 1982 uscì nelle nostre sale cinematografiche il film E.T, di Steven Spielberg, ecco che le vendite di BMX decolarono esattamente come il piccolo extraterrestre! Sono indimenticabili le scene in cui, appunto in sella a questa bicicletta, il protagonista Elliott prende il volo – la luna sullo sfondo e l’alieno E.T. nella cesta portapacchi anteriore.

L’iconica scena di E.T.

I primi professionisti della rampa: Bob Morales, Hugo Gonzales e Bob Haro. Con il successo della BMX prendono vita le prime sotto-categorie di gare, come la spettacolare variante Freestyle. Nelle competizioni sui “quarti di tubo” che preannunciano le rampe verticali, gli atleti (i pionieri del freestyle furono Bob Morales, Hugo Gonzales e Bob Haro) compivano evoluzioni spettacolari davanti al pubblico. Ma questo è solo il primo tentativo di avvicinamento al mondo delle evoluzioni, perché si svilupperà ancora di più.

L’ondata moderna di maghi della BMX: la leggenda Mat Hoffman. Dopo le prime rampe, c’era bisogno di evoluzioni sempre più complesse per attirare l’attenzione degli spettatori alle gare di freestyle. Arrivò Mat Hoffman, un vero genio delle evoluzioni degli anni ’90 (nel 2001 il grande riconoscimento con un videogioco di successo che portava il suo nome, nda), famoso per i voli infiniti sulle rampe verticali: leggendario il suo “900 gradi senza mani”, ossia il salto con le mani lontane dal manubrio, di due rotazioni complete più mezzo giro.



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