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San Felice patrono dello sci: tra “Fede” e valanga rosa

Riccardo Signori
15 gennaio 2018

14 gennaio, il calendario dice: San Felice. Mai santo fu più santo per lo sci italiano. San Felice patrono e protettore della nuova valanga rosa. E, perchè no, della “Fede” azzurra: si tratta di Federica Brignone, scatenata discesista, o Federico Pellegrino, scatenato fondista. Non c’è di meglio per avvicinarsi alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, Corea del Sud (9-25 febbraio). Il mondo degli sport invernali azzurri, inteso in tutte le sue specie, ha fatto squillare trombe e campane. Ma le tre ragazze speedy Gonzales hanno fatto esaltare tutti: Sofia Goggia, Federica Brignone e Nadia Fanchini, un – due – tre nell’ordine sul podio della discesa libera di Bad Kleinkirchcheim. Tutte per una medaglia e tutte per una, che poi sarebbe Elena, l’altra Fanchini, che invece ci ha raccontato la sua storia triste e la sua battaglia con un tumore. Non basta un raggio di sole sulla neve per sollevare l’animo di una ragazza che, certamente, non si porta dietro il sorriso della buona sorte. Elena, tra un successo e l’altro, negli anni è stata bersagliata dagli infortuni ed ora deve vedersela con il mostro.

 Nadia, la sorella, ha voluto dare uno schiaffo ad ognpericolo in quella sua discesa da “o la va la o la spacca” e si è appostata dietro alle altre due: Federica Brignone che, seconda a scendere, ha mostrato subito la bella faccia azzurra, e poi Sofia Goggia letteralmente in volo sulla neve per spazzare via tutte (1″10 alla Brignone) e non lasciare più speranze a chi volesse toglierle il podio del numero uno. Fantastica valanga rosa, prima nella storia dello sci italiano a collocare una tripletta in discesa libera. Altro c’era stato anche in tempi recenti: ad Aspen nel marzo 2017 Brignone, Goggia e Bassino avevano fatto tris in gigante, e un’altra volta in Norvegia nel 1996 quando vinse Deborah Compagnoni, una delle più grandi regine del nostro sport, davanti a Sabina Panzanini e Isolde Kostner. Esaltanti e ricche di speranze per l’immediato futuro, le tre regine rosa hanno completato un week end di squilli e meraviglie. Federica Brignone aveva vinto il gigante il giorno prima, Peter Fill, con il terzo posto nella combinata di Wengen, aveva deciso la coppa del mondo di specialità a suo favore.

 Dallo sci allo short track il mondo rosa è diventato un alluvione: Arianna Fontana, scatenata valtellinese nostra portabandiera per i Giochi in Corea, sotto l’occhio di San Felice ha onorato il patrono conquistando il titolo europeo sui 1000 metri a Dresda,  ed ha concluso vincendo anche il titolo dell’Overall davanti a Maria Valpecina. Mai l’Italia era stata così in alto e così numerosa sul podio. Per la bionda freccia italiana settimo titolo in Europa e così raggiunge la russa Radanova in testa al ranking delle atlete più vincenti nel vecchio Continente. Il giorno prima era stato altro diluvio di medaglie: Maria Valpecina oro europeo nei 1500 metri e nei 500 metri, mentre Arianna Fontana si è ritrovata nelle posizioni di rincalzo con un argento(!). Gli uomini non sono stati altrettanti brillanti con risultati da podio, ma si sono mantenuti nei pressi, magari rinviando ai Giochi qualche exploit.

 Infine il gran finale del fondo dove il tandem Pellegrino-Nockler, poliziotti a tutto sprint, ha conquistato, proprio a Dresda in coppa del mondo, il successo nella Team sprint, beneaugurante per i giochi olimpici. Pellegrino, 27 anni, è un altro dei ragazzi d’oro del mondo olimpico invernale. A Dresda, il giorno prima, aveva già conquistato il decimo successo in carriera nella gara sprint a tecnica libera. Sarà uno degli alfieri azzurri a caccia di medaglie.

 A un mese dai Giochi, l’Italia della neve (comprese le ragazze del biathlon) fa sperare e tremare perfino di emozione. Altre volte è capitato di vedere ottimi risultati poco prima dei Giochi Olimpici, sperare in un successo di gruppo eppoi veder cadere, ad una ad una, tutte le speranze e l’Italia raccogliere il minimo in fatto di medaglie. Consolazione vuol che si ricordi i due fantastici campioni che, negli anni terminanti con l’8 fecero grandi imprese: a Calgary 1988, 30 anni fa,  Alberto Tomba fece doppietta in slalom e giganteNagano 1998, Deborah Compagnoni conquistò il terzo oro olimpico in tre diverse olimpiadi, prima donna a toccare l’impresa. Conquiste non più dimenticabili: Alberto, “la bomba”, e Deborah, nostra signora della neve, forse non sono più replicabili come campioni, ma ci lasciano la speranza di qualche buona emulazione. Se varrà la legge dell’8.


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