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Schadenfreude: quando l’arte dello spettegolare è un toccasana, a dirlo è la scienza

Beatrice Trinci
3 Maggio 2019

Se siete organizzatori seriali di serate a suon di pettegolezzi e frecciatine, e se fino ad oggi lo avete tenuto nascosto per non sentirvi serpenti dalla lingua biforcuta, state tranquilli: parlare male degli altri, a volte, fa bene. A dirlo è la scienza!

È la legge dello Schadenfreude. I tedeschi, infatti, capendo la vera importanza di questa salutare pratica hanno coniato un termine (spesso intraducibile con un unico vocabolo in altre lingue) che sta proprio a indicare, letteralmente, il godere delle disgrazie altrui. Detta così sembra un’azione terribile, eppure nemmeno Tommaso d’Aquino, santo e teologo, riuscì a sfuggire al suo fascino ambiguo, tant’è che nella Summa Theologica scrisse che l’unico modo per sentirsi più beati e vicini a Dio era di badare con attenzione alle pene dei reprobi.

Perciò mettiamoci il cuore in pace, spifferare segreti, fare un po’ di sano gossip e spettegolare sui guai e le disavventure altrui fa bene al cervello e, a sorpresa, anche alla società. Ecco perché!

Il pettegolezzo per il benessere psicologico

Ricerche, saggi e studi condotti dai più illustri scienziati hanno finalmente dimostrato che gossip e dicerie, non solo fanno parte della società dai tempi di Adamo ed Eva, ma addirittura sono un toccasana per le sinapsi del cervello. Il motivo? Semplice, si tratta del buon vecchio “mal comune mezzo gaudio”, il saggio detto secondo cui essere testimoni di una giornata particolarmente storta di un amico – sì, avete letto bene –, un conoscente o uno sconosciuto, per qualsiasi motivo affine alle nostre abitudini, ci assicura un immenso piacere. Un sadico godimento assai simile a quello gastronomico che si prova assaggiando una deliziosa pietanza.

E se state già pensando “no, impossibile, a me non è mai successo”, a farvi ricredere sarà uno studio condotto dalla South Cina Normal University, secondo cui tutti quanti indistintamente, chi più chi meno, traggono tanto più piacere dal pettegolezzo quanto peggiori sono le notizie apprese.

Inoltre, a rincarare la dose sulle virtù del parlare alle spalle c’è anche il team di ricercatori dell’Università del Texas, i quali confermano che sparlare fa bene soprattutto alle due persone che lo fanno contro una terza, sentendosi immediatamente più uniti, vicini e coesi. Insomma, un ottimo modo per fare amicizia.

Il pettegolezzo per il benessere della società

Era la fine degli anni Novanta quando Robin Dunbar incominciò a tessere le lodi del gossip. L’antropologo inglese, infatti, fu uno dei primi a riconoscere al pettegolezzo la capacità positiva di procurare un’identità condivisa. Quali sono allora i motivi per cui questa innata abitudine fa bene alla società? Innanzitutto parlare – male – degli altri soddisfa il bisogno innato che abbiamo di narrazione, aiuta ad acquisire competenze, favorisce la coesione di cerchie ristrette, fa nascere nuove amicizie e permette di esercitare la morale, esprimendo un giudizio in base all’etichetta sociale attuale. Ma spettegolare, soprattutto, permette di plasmare gerarchie, screditando terzi e guadagnando, di conseguenza, stima e potere agli occhi degli altri. Insomma, sparlare degli assenti rappresenta in società un istinto di sopravvivenza per rafforzare il proprio concetto di reputazione, una delle fondamenta su cui si basa qualsiasi comunità.



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