Senso di colpa addio

Chiara Fornari
3 marzo 2013

Non solo Moda: la settimana scorsa, dal 18 al 22 febbraio, si è svolta a Milano anche la Social Media Week, un evento globale che si svolge contemporaneamente in 10 città del mondo per far comprendere il ruolo dirompente e propositivo del social media nella vita pubblica e privata di tutti. Cinque giorni, quaranta eventi gratuiti in calendario e centocinquanta relatori: ho felicemente girovagato fra i miei simili, mi sono persa e ritrovata, ho persino imparato e – last but non least – mi sono entusiasmata sul serio alla tavola rotonda “Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire”, dedicata ai temi del libro di Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook.

Fra gli argomenti trattati, il celeberrimo e sempre attualissimo “senso di colpa” delle donne lavoratrici che, in un modo o nell’altro, perseguita noi portatrici di cromosomi doppia X (lavoratrici e non), dalla notte dei tempi.
Mi si è accesa una lampadina, ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto che la situazione è allo stesso tempo più grave e più consolante di quello che pensavo: a quanto pare, le origini del senso si colpa, si anniderebbero nella biologia.
Rispetto agli uomini, le donne produrrebbero, infatti, una maggiore quantità di ossitocina e di prolattina, due ormoni che favoriscono l’attaccamento parentale e l’innamoramento.
In pratica, nella donna che trascura i propri cari, scatterebbe un immediato conflitto d’interessi ormonale che a sua volta darebbe il via all’intramontabile senso di colpa.
Quindi se da una parte non ci possiamo fare niente, dall’altra, sapere da dove viene, forse, ci può aiutare a combatterlo.
Una volta ho scritto un post su Linkiesta in cui raccontavo come l’aver avuto un maschio e una femmina e averli visti crescere come il giorno e la notte, mi abbia insegnato che le differenze fra i sessi non solo esistono, ma influenzano il nostro modo di agire molto più di quello che crediamo.
Non penso che esista una donna, ma soprattutto una mamma che lavora, che non abbia sognato almeno una volta nella vita di sdoppiarsi, di triplicarsi e, perché no, di quadruplicarsi per essere allo stesso tempo insieme ai propri bambini, al proprio marito o compagno, alle proprie amiche, alla propria famiglia e al lavoro.
Ma i sogni purtroppo sono sogni, e la dura realtà impinge un’altra verità: nessuna di noi è immune dal senso di colpa.
Mal comune mezzo gaudio?
Forse per una volta sì. Ognuna di noi, per essere in coscienza quello che può o ha scelto di essere, forse deve accettare con serenità e magari ridendoci anche sopra che, se vuole, può essere tutto, ma che tutto perfettamente non si può fare.
Laura Donnini, Direttore Generale Edizioni Mondadori, ha concluso il suo intervento alla tavola rotonda “Facciamoci avanti”, dicendo: “Fatto è meglio di perfetto”.
Banale? No, verissimo!
Senso di colpa addio? In fondo se non ci fosse, è innegabile, saremmo prive di coscienza. Ma impariamo a essere più indulgenti, a perdonarci di più e, magari, perché no, a farci anche un bel complimento ogni tanto.

Chiara Fornari