Christian Dior

Luca Antonio Dondi
22 gennaio 2018

Al Musée Rodin di Parigi va in scena il ballo surrealista di Maria Grazia Chiuri, celebrato attraverso gli abiti-artwork della collezione Christian Dior Haute Couture per la primavera-estate 2018.

Il sodalizio moda-arte si rafforza e al centro immaginario della sala da ballo allestita nei giardini del museo c’è la figura di un’altra donna artista, musa ispiratrice di Monsieur Dior prima e ora di Maria Grazia Chiuri: si tratta di Leonor Fini, pittrice, costumista e disegnatrice di origini italiane ma parigina d’adozione, rappresentante femminile del movimento surrealista che ha esplorato grazie all’amicizia – tra gli altri – di Salvador Dalí, Max Ernst e André Breton.

I disegni enigmatici e i ritratti quasi erotici della pittrice diventano spunto per analizzare, ancora una volta, la femminilità nell’arte e di conseguenza nella moda attraverso una collezione psichedelica dai toni black & white che incanta lo spettatore e fa riflettere. A colpire, di primo acchito, sono le numerose trame optical riprodotte sugli abiti che ipnotizzano, con la propria alternanza rigorosa e geometrica, al loro passaggio. Righe che diventano plissé, scacchi che si trasformano in ricami e pois che mutano in fiori: la magia di Maria Grazia Chiuri si manifesta in sontuosi abiti di chiffon, tulle, pizzo, piume e velluto dalle linee aggraziate e romantiche. Lustrini dorati e balze cerulee sono l’unica interruzione della bicromia incessante come ad indicare un intervallo nello spettacolo surrealista che invade la scena.

Agli abiti da sogno si abbinano, talvolta, cappe, cappotti e bar jacket che segnano la silhouette e incrementano l’alone di mistero. Alternati ai long dress, eleganti tuxedo total black e total white slanciano la figura mostrandosi sotto molteplici aspetti per sancire la raffinatezza dello smoking al femminile in grado di eguagliare il fascino degli abiti da sera.

Ma che ballo può mai essere senza maschera? Ed ecco che in passerella i volti delle modelle lasciano incorniciare gli occhi da maschere eteree realizzate da Stephen Jones in omaggio a Peggy Guggenheim, grande collezionista d’arte – e dei lavori di Leonor Fini, ovviamente – e sostenitrice delle artiste donna alla quale dedicò una celebre mostra nel 1943. Mostra che, se fosse replicata oggi, sicuramente includerebbe tra le sue fila anche le opere sartoriali di un’artista visionaria come Maria Grazia Chiuri.