Christian Dior

Luca Antonio Dondi
1 Luglio 2019

Nel primo giorno della kermesse parigina dedicata all’haute couture, Maria Grazia Chiuri scende in campo con una collezione Christian Dior per l’autunno-inverno 2019/2020 che é una parata di abiti regali, strutturati, sofisticati e tutti rigorosamente in nero.

L’incipit della sfilata, però, é un semplice peplo bianco che funge da manifesto della collezione ed esorta alla riflessione con la domanda “Are clothes modern?” stampata su di esso. Domanda che 75 anni fa già si pose l’architetto e storico austro-americano Bernard Rudofsky quando nel 1944 organizzò, a partire proprio da quel quesito, una mostra al MoMA che indagava forme e funzioni dell’abito in rapporto all’arte delle costruzioni.

Partendo da qui, Maria Grazia Chiuri indaga a fondo il rapporto moda-architettura, il concetto di abito e abitare: non ha forse un vestito, proprio come un edificio, il compito di proteggere, riparare, dare conforto e fornire un’identità a chi lo abita? E’ per questo motivo che la designer si priva – momentaneamente – dei toni pastello e delle nuances romantiche che fino ad ora hanno reso indimenticabili le sue collezioni, per concentrarsi sul colore per eccellenza, il nero, e spostare tutta l’attenzione sulla forma, i dettagli, la costruzione, la struttura: ecco, dunque, svelate le fondamenta dell’haute couture.

Le Bar jacket scolpiscono la figura, le cappe cadono sul corpo con eleganza, body in mesh si rivelano sotto gli abiti da sera, strati di tulle rendono vaporose le gonne a corolla, il pizzo e le piume ornano i capi con delicatezza solenne. Si tratta di una collezione rigorosa ma che non tralascia quell’allure dolce e sognatrice che da sempre aleggia sulle creazioni firmate Dior e, nonostante l’imposizione del nero, lascia libera la fantasia e il desiderio.

Ad immergere gli abiti di Maria Grazia Chiuri ancor più in un’atmosfera a metà strada tra l’Eden e una misteriosa foresta in bianco e nero, la scenografia dell’artista Penny Slinger che invade gli spazi al civico 30 di Avenue Montaigne. L’indirizzo leggendario in cui tutto ha avuto inizio, in un palazzo abitato, nel tempo, da sogni e sognatori che si cosparge d’oro e diventa abito in chiusura di un défilé che riaccende il fuoco di Vesta tra moda e architettura.