Givenchy

Matteo Croci
4 marzo 2018

Da quando Clare Waight Keller ha assunto la direzione artistica di Givenchy, il brand – diretto in precedenza da Riccardo Tisci – ha inaugurato un corso decisamente nuovo, lontano dalle atmosfere da club americano e dalle silhouette boxy del predecessore.

Al Palazzo di Giustizia di Parigi, tra sipari in velluto scuro, va in scena la terza prova della designer con le collezioni uomo e donna per l’autunno-inverno 2018/2019, che si distinguono per il loro essere moderne ed in linea con la richiesta sempre più vigorosa di una ri-attualizzazione dell’heritage delle storiche Maison di moda.

In apertura una serie di voluminose pellicce che vestono la donna nascondendone la silhouette, indossate però con abiti che scoprono il corpo femminile in maniera discreta e sensuale.

Le vestibilità sono ben calibrate: l’oversize della maglieria – fantasia, animalier o con inserti in pelle – contrasta con il fit di pantaloni taglio maschile e pencil skirt in pelle; i cappotti hanno spalle pronunciate ma sono stretti in vita da cinture in vernice; gli abiti dalle lunghezze midi cadono morbidi.

Inserti in pizzo e trasparenze invadono invece le proposte per la sera, così come cascate di paillettes che disegnano effetti di luce su lunghe tuniche informi, e giochi di plissettature che invadono abiti perfetti su qualsiasi red carpet.

La collezione uomo risulta essere ancora in fase di definizione, ben lontana dalla forte personalità che aveva assunto durante l’era di Tisci.

Clare Waight Keller questa volta dimostra di essersi calata molto più nella parte che fu di Hubert: il tentativo è decisamente più riuscito delle precedenti collezioni, ma sembra quasi che la designer abbia timore a sbilanciarsi troppo. Ma nella moda, si sa, bisogna correre il rischio.