Givenchy

Mirco Andrea Zerini
1 luglio 2018

Caraman: un titolo, una leggenda. Clare Waight Keller omaggia Monsieur Hubert de Givenchy – scomparso lo scorso 10 marzo – presentando la collezione Haute Couture del celebre marchio francese presso la storica residenza al 3 di avenue George V a Parigi, sede scelta dallo stilista nel 1959 per i suoi atelier Couture e per la sua prima boutique.

Per l’occasione, Clare attinge dagli archivi della Maison e, partendo proprio dalle invenzioni sartoriali del giovane couturier, porta in passerella capi iper strutturati, frutto di ricerca e di una cura del dettaglio quasi maniacale.

Cappe sontuose, capispalla tailor-made e corpetti metallici creano un contrasto armonico con i drappeggi in seta, i tessuti svolazzanti e le plissettature, per dare vita a effetti di movimento che valorizzano al meglio la silhouette femminile, sottolineata ancor di più da dettagli cut-out e scollature profonde.

Il climax della collezione è contraddistinto dalla ricchezza di materiali e lavorazioni: piume d’oca e di struzzo, velluti e pelle morbidissima si alternano a paillettes e ricami sofisticati, in un incedere di capi bianchi e neri, ravvivati qua e là da cromie vivaci ed effetti luminosi.

Il momento d’oro di Givenchy è evidente: dopo un inizio carico di aspettative e di fiducia, Clare – alla seconda prova con la Couture – dimostra di essersi perfettamente calata nella parte. Il suo estro e la sua idea di moda si rifanno ai fasti della Maison francese ed è forse proprio questo il motivo del suo enorme successo.