Maison Martin Margiela

Alberto Corrado
17 gennaio 2014

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Niente è come sembra da Maison Martin Margiela.
La revisione creativa di ogni consuetudine, programmatica e inesorabile, di lande utopiche di città dove stili e memorie si accumulano con detriti, si realizza già dalle prime uscite.
La camicia che si aggrappa al torso e si scinde in lembi alla doppia cintola dei pantaloni, con i revers del blazer che si distendono piatti come se fossero stati acciaccati. Seguono quindi modelli ibridi, che sembrano ripescare da una discarica di fantasia accumuli e rifiuti.
Li si riadatta nel disegno solido e strutturato di cappotte e trench impermeabili, ritagliati nelle coperte militari e disseminati di bretelle. Per gilet, ecco una cartella scolastica opportunamente dissezionata e adagiata sul torso; altrimenti è il giubbotto da sommozzatore a reinventarsi. Il resto è dettato dalle meticolose scoloriture, tessuti come morsi dagli acidi che intendono suggerire una patina glaciale e remota.
Tocco magistrale: stole di astrakan e sciarpe di visone sature di colore, che aggiungono un pizzico di studiatissimo kitsch.
Dentro è messo fuori, così che il montone alla rovescia mostri all’esterno la sua lanugine. Ecco una collezione in rima perfetta col marchio, secondo uno stile che più rinnega l’armonia e più magicamente finisce per crearla.

Alberto Corrado

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