Prada

Martina D'Amelio
16 gennaio 2018

Un tuffo nel passato: Prada ritorna all’iconico tessuto Black Nylon con una collezione per lui all’insegna del workwear, andata in scena per la prima volta alla Prada Warehouse.

Una location d’eccezione lontana dai consueti spazi di via Fogazzaro, nella periferia di viale Ortles, contraddistinta da ammassi di scatole da imballaggio e casse dai simboli logo (gli stessi che a tratti compaiono anche sui capi e gli accessori in passerella o rimandano a collezioni del passato). Un grande magazzino che la Maison utilizza per lo storage delle proprie opere inestimabili – sarà bene ricordare che Miuccia è una collezionista d’arte e lo spazio sorge vicino alla Fondazione – che si è trasformato nel catwalk perfetto per esaltare una collezione per l’autunno-inverno 2018/2019 dall’attitude industrial chic. “Abbiamo fantasticato su cosa ci potesse essere nelle scatole e poi l’abbiamo messo sui vestiti” ha dichiarato la stilista.

45 uscite al maschile, 15 al femminile: lavoratori instancabili del fashion, vestiti di tute essenziali con tanto di badge, anorak e cappellini anti-pioggia, bermuda e pantaloni scivolati, camicie e gilet (per lei, pencil skirt, maxi t-shirt e giacche oversize). Che dal total black impreziosito dal logo (chi non ricorda quell’etichetta in plastica rossa?) trasmutano in un tripudio di stampe naturali a sottolineare la portata di un tessuto, il nylon, che presto – avverte – sarà 100% riciclabile. Una nuova industrializzazione quindi, che esce dalla scatola del mero brutalismo e diviene amante del bello, ricercata ed ecologica nel segno delle origini. Protagoniste in passerella poi le 4 creazioni speciali in Black Nylon disegnate dai creativi nel progetto Prada Invites (Roman & Erwan Bouroullec, Konstantin Grcic, Herzog & de Meuron e Rem Koolhaas): niente a che vedere con le capsule collection street style tanto in voga alle quali siamo abituati, piuttosto pezzi sofisticati che attingono dalla memoria materiale e materica nel segno di una nuova contemporaneità. Utili nella loro mancanza di decorativismo, irresistibilmente inutili nella loro oniricità.