Prada

Alberto Corrado
12 gennaio 2014

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L’uomo di Miuccia Prada rispecchia il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all’esistenza, caricandolo di quei contenuti filosofici che hanno stimolato la sua creatività.
Il set non è una passerella ma il palcoscenico di un teatro col pubblico ai lati e alcune buche riservate a un’orchestra dal vivo e ad altri spettatori.
La musica scelta sono suoni moderni mischiati con quelli di un’orchestra di fiati. L’ispirazione viene dagli spettacoli di Pina Bausch e dalle musiche di Kurt Weil, ma anche dalle ballate folkloristiche delle bande di paese.
Come personaggi usciti da un romanzo di Franz Kafka, i modelli sfilano nella penombra fitta della passerella, misteriosi ed indecifrabili come il destino o il futuro, avvolti in pellicce, stole e cravatte che si trasformano in lunghe sciarpe rosse, bordeaux, marroni, nere o color ruggine. Il collo in ogni caso non è mai disadorno.
La moda uomo divide qui il campo con quella femminile, in un gioco di specchi di grande suggestione tra azzurri, grigi, viola ed accensioni rosse, mentre i tagli di cappotti, pantaloni e soprabiti si mantengono fluidi, mossi in una formalità solo apparente dove non mancano tocchi primitivi o da “The day after” – come negli smanicati di pelliccia o di tessuto che evocano un tempo inquieto ed inquietante, dove il passato remoto è forse già futuro prossimo.
È una sorta di stile della memoria, un remix di teatro d’avanguardia, anni Settanta a Berlino. Ma, come sempre da Prada, non è il cosa a sorprendere ma il come.

Alberto Corrado

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