Vetements

Matteo Croci
22 gennaio 2018

È il 5 gennaio 2018: su Instagram iniziano a circolare brevi video con simpatici cagnolini, gattini e la frase “Vetements show off schedule 19th of January at 7pm. Paris”. Da quel momento in poi i post si moltiplicano, con cadenza irregolare, ma sempre con la stessa frase e gli stessi soggetti, fino al 19 gennaio, quando sul profilo del brand compare un ultimo video dall’effetto psichedelico che recitava “Vetements show off schedule today 7pm. Paris”: finalmente l’attesa era finita.

VETEMENTS AW18-19 SHOW 19TH JANUARY / 7PM

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Uno dei molti video teaser, utilizzato come Save the Date dello show fall-winter 2018/2019 di Vetements.

È stata questa la tattica di Demna Gvasalia – creative director di Vetements e di Balenciaga – che, come di consueto, è riuscito a creare un forte interesse verso il brand e il fashion show, tra i più attesi di tutta la fashion week di Parigi, tenutosi al di fuori del calendario canonico tra i corridoi del Paul Bert Serpette market.

Difficile scegliere un punto di partenza per descrivere la collezione, eterogenea ed insolita.

Partendo dal titolo, “The Elephant in the Room”, si comprende subito l’ispirazione: Demna ha voluto omaggiare a Martin Margiela, presso cui è iniziato il suo percorso formativo fortunatissimo.

In passerella un incontro-scontro tra diverse culture, generazioni e stili di vita, sempre con quell’intenzione di far sfilare personalità invece che modelli e modelle. I capi indossati sono in perfetto stile Vetements, ma forse questa volta Demna ha perso un po’ quell’idea di estetica essenziale che ha contraddistinto le prime collezioni: i capi si sovrappongono inesorabilmente, con t-shirt stampate con le scritte dei disegni dei bambini, da indossare sopra a maglie termiche camouflage, giacche esageratamente over con felpe, pantaloni dall’effetto used e calzamaglie. Il tutto condito con accessori audaci: le sneaker hanno suole altissime, gli ankle boots femminili hanno punte pronunciate.

Demna sorprende: il suo successo esagerato sta proprio nel non inventare nulla di nuovo ma nel rieditare in maniera insolita ciò che già c’è. Forse è proprio questa la chiave della sua popolarità e il tempo sembra dimostrarlo.