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Sì, ma certo che ce la faremo

Luca Micheletto
16 Marzo 2020

La scorsa settimana abbiamo deciso di chiudere la redazione di Luuk Magazine e di passare allo smart working. Abbiamo sperato fino all’ultimo che non fosse necessario adottare una misura così drastica, e devo confessare che è con un certo timore che ho preso questa risoluzione. Sapevo che stavo facendo la cosa giusta, per me stesso ma soprattutto per i miei collaboratori, ma Luuk Magazine ne avrebbe risentito?

Oggi mi dico orgoglioso di poter contare su una squadra che si è dimostrata sin da subito più agguerrita che mai nel voler continuare a lavorare con la stessa passione, lo stesso entusiasmo e la stessa energia che ci hanno sempre contraddistinto. Certo, i nostri argomenti sono sicuramente un po’ frivoli e ci scusiamo in anticipo se questo potrà urtare la sensibilità di qualcuno. Pensiamo però che, soprattutto in una situazione di preoccupazione come quella che stiamo vivendo, ci voglia anche la giusta dose di sana leggerezza: ci permetteremo quindi di entrare in punta di piedi nelle vostre case nella speranza di riuscire a regalarvi qualche sorriso in più, a distrarvi per il tempo di un articolo, a farvi trascorrere un po’ più serenamente i lunghi giorni che abbiamo davanti.

Sono un inguaribile ottimista, e non posso fare a meno di pensare già a quando questa emergenza Coronavirus sarà passata: a quando non vivremo più sospesi in questo “limbo da perenne domenica – per citare una collega -, a quando potremo finalmente riappropriarci di quei piccoli gesti e di quei luoghi che forse a lungo abbiamo erroneamente dato per scontati. Qualche giorno fa Veronica Cappennani – braccio destro di Sara Ferdeghini dell’omonima agenzia di comunicazione – mi ha chiesto di scrivere un pensiero col tema “ripartire da” in cui raccontare da dove avrei voluto ricominciare. Il mio pensiero è andato subito ad uno degli angoli della mia Milano che più amo: piazza del Carmine. Insieme a tanti altri luoghi del cuore: piazza Tommaseo con le sue magnolie in fiore, il chiostro di Santa Maria delle Grazie con la sua storia secolare, il verde e il silenzio del quasi sconosciuto Quartiere Ebraico. Tutti luoghi che spero avranno la forza di rinascere più belli di prima, magari – ed è il mio augurio – con qualche attenzione in più da parte dei cittadini e delle istituzioni.

Nel frattempo stiamo (re)imparando ad amarci di più, a coltivare i nostri affetti, ad apprezzare la nostra grande Italia. Questa clausura forzata ci sta insegnando quello che per un po’ – travolti dalla frenesia del quotidiano – avevamo scordato: ascoltare davvero chi ci sta intorno, giocare con i nostri figli, emozionarci per il Bello e il Buono che ci circondano, trovare del tempo per noi stessi. Oggi vediamo finalmente sventolare i tricolori alle finestre e la gente cantare unita l’inno di Mameli sul balcone. Un abbraccio grande e da lontano, per parafrasare il Presidente Conte, che scalda più di qualunque altro. E ci fa sapere che sì, ma certo che ce la faremo.



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