Leggere insieme

Si può svuotare una pozzanghera?

Marina Petruzio
19 Gennaio 2019

“Si può svuotare una pozzanghera?” È la domanda con la quale si apre il nuovo albo di Katrin Stangl, già autrice di Forte come un orso, edito sempre da Topipittori. Un albo, un libro che accende delle domande ha compiuto la sua missione, un albo che raccoglie le domande nate dalla tacita e puntuale osservazione del mondo circostante, del provare e riprovare, dello sperimentare, dei suoi fenomeni a volte bizzarri agli occhi dei bambini, così come le spiegazioni che ne seguono o, appunto, le domande che accendono è un libro che cataloga la realtà, quella che basta a volte essere solo un po’ più alti e avere qualche informazione in più per non vedere o comunque non così distintamente.

Difficile aggiungere qualcosa alle parole di Giulia Mirandola nel suo bell’ articolo apparso sul blog di Topipittori – che trovate qui – su questo coloratissimo albo di Katrin Stangl di cui Giulia è traduttrice e studiosa. Difficile pensare a differenti parole per raccontarlo tanto è puntuale la sua analisi. C’è però un aspetto, molto personale, e forse non prioritario nelle intenzioni dell’albo – ma in fondo neppure tanto se ci si pensa – che mi fa sempre apprezzare alcuni illustratori del nord Europa e che subito mi è venuto agli occhi appena aperto: la loro descrizione dell’infanzia passa anche attraverso l’abbigliamento, il modo per niente affatto casuale di personalizzare il proprio modo di vestire, abbigliarsi a volte travestirsi. Anche questo aspetto fa parte della ricerca scientifica che il bambino attua studiando il mondo che ha attorno, testandolo. Un aspetto che secoli di storia dell’arte, di storia dell’uomo, hanno messo in evidenza svelando piccoli artefici, velati codici, comunicazioni sotterranee e che tanto rivela delle società del tempo, usi e costumi e soprattutto regole sociali. Ma nei libri per bambini spesso dimenticato. E mentre Nicholaus Heidelbach puntualizza disegnando lacci di scarpe allacciati o slacciati, capelli ordinati, legati, trattenuti, maglioni e felpe nei minimi dettagli, Katrin Stangl sceglie la particella minima per descrivere con l’energia di forma e colore ciò che i bambini si mettono addosso nei pomeriggi di gioco in casa. È in una casa – mia, tua, sua – che si ambienta la più parte del libro. Li veste usando un codice di disegno semplice, come il loro, regalando la possibilità di vedersi, di riconoscersi, di immedesimarsi attraverso quella t-shirt a righe, quelle mutande verde melma o a pois, la tutina in ciniglia di quell’improbabile verde latte e menta a bolli bianchi. Ciò che i loro adulti comperano per loro.

L’albo si apre – e chiude – su risguardi giallo intenso che qualcuno ha caratterizzato con una riga ondulata, verticale, di un verde – o blu? – che lascia passare quel giallo sotterraneo in una partitura fissa ripetibile all’infinito. Un tessuto stampato di quelle stampe con cui gli adulti immaginano i bambini e a cui i bambini, immaginando ben altro, danno una possibilità. Karin Stangl in una cinquantina di bambini rappresentati in faccende di gioco domestico per lo più, regala a tutti un tessuto, che immaginiamo per piccoli codici visivi o soltanto perché è così che vanno i bambini vestiti, una texture, dei colori e dei calzetti: a righe, bicolore con talloni e punte a contrasto, a coste, sportivi, sgargianti, tinta unita, lunghi, corti, all’americana, con o senza antiscivolo, con la delicatezza di considerare l’età, che per i grandi i pallini gommosi sotto la calza significano piccolo. La stessa attenzione è posta nel disegnare una moltitudine di motivi, di tessuti stampati. Esemplificativa la pagina della festa di compleanno dove alla domanda Possono venire tutti alla mia festa di compleanno? Quei tutti che affollano la scena vengono moltiplicati dal fragore dei disegni e dei colori dei loro vestiti: gonne a righe ma contemporaneamente anche a pieghe – resa perfettamente da due tipologie di righe verticali a segnare il disegno del tessuto e orizzontali per marcare le pieghe – magliette a righe, tinta unita dai colori vividi, a pois, a onde bicolor, a quadri o scozzesi e in altre pagine anche a losanghe e baiadera, in molte possibilità di abbinamento e di tipologie di abito dallo scamiciato – quasi un ricordo – al pullover ma anche alla maglietta a maniche corte, così come lunghe, una arrotolata e l’altra no che l’infanzia ha da fare.

Altro aspetto che rende particolarmente dinamica e riconoscibile l’infanzia di Katrin Stangl in questo albo sono i capelli mai scultorei ma sempre in movimento. Codini che saltano se la bambina salta in quel gioco che ci riporta a Pippi Calzelunghe e che qui risponde alla domanda Si può fare il giro del soggiorno senza toccare terra? , capelli che prendono una forma aerodinamica ridendo a crepapelle o saltellando di qui e di là calpestando le linee, ricci molto arricciati, dinamicizzati dalla sovrapposizione di un rosso e di un blu, trecce quiete e composte, a ciocche libere nel salto che forse, chissà svuoterà la pozzanghera.

Un’infanzia completa nel suo modo di essere, di fare e di pensare. Perché l’abito è vero non fa il monaco ma di quel monaco racconta moltissimo.

 

 

Si può svuotare una pozzanghera?
testo e illustrazioni di Katrin Stangl
edito Topipittori
tradotto Giulia Mirandola
euro 18
età di lettura: dai 4 anni

 



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