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Sine…tutto: il ristorante gastrocratico di Roberto di Pinto a Milano

Giorgia Giuliano
29 Gennaio 2020

La cucina è un’immersione splendida. Sine pinne e maschera. Sine trattenere il fiato. Sine. Come il ristorante che si è inventato la gastrocrazia a Milano.

Sine dal latino “senza”. Ma nel mondo di tavoli, fornelli e di pareti dello chef Roberto Di Pinto, Sine arricchisce i piatti, contrasta i gusti, lievita i bordi e non concede niente di superfluo.

Cos’è un ristorante gastrocratico? È un’opportunità da mangiare e da diffondere. Da scegliere una sera a cena quando si è in tanti, così da poterne parlare, così da poterne imparare.

Gastrocrazia è il nome di un asfalto gastronomico dove possono correrci i palati di tutti: è come un casello autostradale accessibile a chi vuole andare lontano dai gusti che già conosce, partendo però con le valigie vuote perché il ristorante di Viale Umbria, al 126, offre già un bagaglio culturale. Da Sine si diventa più consapevoli e via via sempre più affamati. Dal pranzo alla cena libera e gastrocratica, coi sentori di una Napoli che nei piatti ci sta con eleganza, con criterio e con studio. Inedita e benvoluta la Pizzetta fritta (scura, come non l’avete mai vista) con friarielli, basilico e palanta. Divertente e confortevole la Scarpetta napoletana, locale nel nome la Mescafrancesca, dissetante l’Astice arrosto, crudo e da bere. Tra i dolci, lavica e scenografica l’Eruzione di limone, visionario il Tiramisù ai funghi.

L’intera offerta gastronomica da Sine è meravigliosa da osservare: le linee pulite, le geometrie non complicate, i colori accesi di una materia prima che non è affatto attenuata nel gusto ma valorizzata. C’è una bella improvvisazione nei piatti di Sine, a dimostrare la padronanza e la tecnica – e la padronanza della tecnica – dello chef Roberto Di Pinto e di tutta la sua brigata.

Il ristorante preserva un’atmosfera autentica e soffusa, un’atmosfera addirittura da aperitivo grazie alla presenza di un banco bar dove concedersi un drink poco prima di cena.

Sine si dice senza. Ma non è vero, perché in realtà c’è tutto.

Ph. Credits: Liana Solis



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