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Social justice warrior: ecco chi sono gli intransigenti della rete

Alessia Laudati
17 Marzo 2020

Promuovono valori importanti come l’uguaglianza, ma spesso lo fanno con una modalità che non fa altro che polarizzare lo sforzo collettivo per il cambiamento: parliamo dei social justice warrior

 

Sicuramente li riconoscerete. Al grido di uguaglianza – delle condizioni e dei sentimenti – sono pronti a chiedersi perché riusciamo a preoccuparci di quello che avviene vicino a noi – ieri il furto sotto casa, oggi il Coronavirus – e invece ci sentiamo meno coinvolti dalle vicende dei migranti che cercano di entrare dolorosamente in Grecia. Perché ci preoccupiamo dell’ambiente ma non dell’homeless che vive sotto il palazzo. Sono i social justice warrior, persone in carne e ossa che specialmente tramite Instagram, Twitter e Facebook, sono perennemente pronti a insegnarci che cosa voglia dire essere giusti e come dovremmo comportarci nei confronti dell’attualità, della vita e della società. Se vi muovete nei social sicuramente vi sarà capitato di incontrarne almeno uno. È quello, di nuovo, che mentre voi cercate di esprimere un pensiero moderato vi critica in maniera sferzante, spiegando non tanto che quello che dite è sbagliato, ma che si potrebbe fare meglio, in maniera più grande, e che se vi state occupando dei diritti dei panda, bè allora siete dei meschini perché ignorate le problematiche dei delfini e dei cani.

Insomma un mix di benaltrismo e intransigenza – mista anche un po’ ad arroganza: chi si attiva online si sente in diritto di insegnare agli altri come comportarsi. E, sebbene siano in ballo valori fondamentali della nostra società e queste figure se ne facciano in qualche modo portavoce, non sempre l’integralismo su base emotiva è il modo migliore nel senso di più efficace e di più realistico per cambiare davvero il modo in cui viviamo. Perché la giustizia stessa è un equilibrio di pesi e misure delicato che non sempre il richiamo alla punizione più forte può risolvere o soddisfare.

Ma partiamo dall’inizio: chi sono questi warrior e qual è il loro comportamento in rete? Per l’Urban Dictionary, il SJW sta a indicare: “un termine peggiorativo per un individuo che si impegna ripetutamente e con veemenza in discussioni sulla giustizia sociale su Internet, spesso in un modo superficiale o poco studiato, allo scopo di innalzare la propria reputazione personale”. Dal 2009 questa definizione indica un tipo di attivismo online particolarmente estremista e che si caratterizza per un dibattito incendiario, sempre ipercritico anche nei confronti di chi si impegna a migliorare le cose. Le conseguenze di un simile atteggiamento sono soprattutto quelle di non spingere verso un reale cambiamento, né di creare un’occasione di confronto per incontrarsi a metà strada e trovare una soluzione. Al contrario, si produce una frattura che fa leva sull’indignazione invece che sulla collaborazione.

È un po’ quello che ha voluto sottolineare Fiorello a Sanremo con lo sketch degli “ismi”: qualunque atteggiamento può diventare scorretto se il parametro è una correttezza ideologica quasi giacobina. Al contrario, come hanno ribadito alcune ricerche, è invece importante creare degli spazi di conversazione liberi e sicuri per permettere alle persone di esprimersi con tolleranza ed eventualmente ragionare insieme per portarle a cambiare il loro pensiero di partenza. E questo è molto più progressista di tanti altri tweet al vetriolo.



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