Letteratura

Speciale Cina: i narratori del dragone

Virginia Francesca Grassi
7 ottobre 2012

Una tradizione millenaria e le nuove sfide della modernità, il fascino misterioso dell’altrove e la prepotenza della globalizzazione, i segreti della Città Proibita e la tragedia di piazza Tienanmen: il colosso cinese incarna gli aspetti contraddittori di una grande potenza ancora tutta in divenire.
Una potenza anche a livello culturale. Culla di nuovi fermenti ideologici, di nuove tendenze, di nuove voci che si incontrano e si scontrano con un passato ingombrante quanto restrittivo, la Cina ci offre oggi un panorama letterario variegato che fino al 1979, data della morte di Mao, ha fatto molta fatica ad imporsi oltre le barriere nazionali – soprattutto a causa dell’imperante censura che, va detto, è purtroppo molto attiva ancora oggi.

L’esperienza dell’esilio ha colpito il celeberrimo Gao Xingjian, unico Premio Nobel per la Letteratura ad avere i natali nel Paese del Dragone. Lo scrittore – oltre che drammaturgo e critico letterario, nonchè regista e affermato pittore – decise infatti di lasciare la Cina nel 1987, chiedendo asilo politico in Francia. Dopo il monumentale “La montagna dell’anima”, Xingjiang ha raccontato gli eventi della Rivoluzione Culturale nelle pagine de “Il libro di un uomo solo”. Un viaggio della memoria e dell’anima, tra dolori a lungo soffocati e ricordi di sospetti e ambiguità, in un crescendo che si fonde in quello che è al contempo un romanzo erotico, storico, di formazione, che sconfina poi nella meditazione profonda e nell’autobiografia. Passato e presente, narratore e autore, sogno e realtà: fili che si intrecciano in un alternanza quasi schizofrenica, che si rivela però sempre di una limpida e controllata perfezione, e che suggella Xingjian come uno degli autori più affascinanti della contemporaneità.

 

Le ferite della dittatura bruciano ancora. Obarrao porta in questi giorni in libreria l’opera di uno tra i più importanti scrittori dell’avanguardia cinese: con il suo “Mettere radici”, che gli è valso il prestigioso Chinese Novelist Prize nel 2003, Han Dong affronta con delicatezza e ironia quei difficili anni attraverso l’epopea di una famiglia di intellettuali costretta alla “rieducazione” in un remoto villaggio rurale. Le vicissitudini del protagonista e dei suoi cari, alle prese con i ritmi atavici della terra e della natura, divengono così specchio di un’intera generazione alla ricerca di quell’identità brutalmente violata dalle idiosincrasie del sistema. Ne risulta una narrazione estremamente scorrevole, ma di grande impatto emotivo, soprattutto grazie all’equilibrio tra humor distaccato e disarmante realismo.

A fare i conti con la magia e le contraddizioni di questo grande Paese, anche la celebre coppia formata da Tiziano Terzani e da sua moglie, Angela Terzani Staude. Assieme ai due figli, Folko e Saskia, dedicarono ben quattro anni alla loro “avventura cinese”, cercando di integrarsi il più possibile con la cultura locale, esplorando i circuiti al di fuori del turismo e addirittura assumendo un nome cinese. Nel febbraio 1984 il giornalista fu arrestato mentre si trovava a Pechino, perquisito, interrogato ed infine espulso con l’accusa di aver “trafugato tesori nazionali”. A dar voce a quegli anni un intenso diario, “Giorni cinesi”, e un memoir di viaggio che si fa anche reportage giornalistico, “La porta proibita”.

Chiudiamo con due voci tutte al femminile, che hanno saputo imporsi sul panorama internazionale.
Mian Mian, scrittrice e attrice, si è guadagnata la reputazione di figlia selvaggia della Cina. Di una nuova Cina: quella delle trasformazioni e del dinamismo economico, dell’occidentalizzazione e del mondo globale. Ma anche la Cina della censura, tanto è vero che alcune delle opere di Mian sono proibite nel suo Paese; le motivazioni ufficiali sono gli “eccessivi riferimenti all’omosessualità, alla droga, all’amore libero e a comportamenti non consoni”. Amori tormentati e corpi che si avvinghiano, la ricerca del sè e dell’altro, droga e cioccolato sono i protagonisti dei quattro conturbanti racconti di “Nove oggetti di desiderio”.

 

La difficoltà dell’integrazione e il tormentato rapporto con le proprie origini sono invece i temi di spicco nelle opere di Amy Tan, nota scrittrice americana di discendenza cinese. Tra fiction e autobiografia, a cavallo tra Cina e USA,”La figlia dell’aggiustaossa” illumina le connessioni invisibili che uniscono i destini di una madre che diviene figlia e di una figlia che deve farsi madre nel tentativo di sconfiggere un nemico subdolo come l’Alzheimer. La storia di LuLing e Ruth è il confronto tra civiltà e generazioni: mai facile, mai lineare, un gioco di riflessi di estrema profondità.

 

Virginia Grassi

 

“La montagna dell’anima” di Gao Xingjian, Rizzoli, traduzione di A.C. Lavagnino, pp. 500.
“Mettere radici” di Han Dong, Obarrao edizioni, traduzione di P. Ferrari, pp. 333.
“Giorni cinesi” di Angela Terzani Staude, Longanesi, pp. 318.
“La porta proibita” di Tiziano Terzani, Longanesi, pp 276.
“La figlia dell’aggiustaossa” di Amy Tan, Feltrinelli, traduzione di L. Noulian, pp.343.
“Nove oggetti di desiderio” di Mian Mian, Einaudi, traduzione di M.R. Masci, pp. 179.


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