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Spello. E oltre

Carla Diamanti
23 agosto 2018

Rosa antico. È il colore delle case del borgo vecchio, appollaiate sulla collina e tenute insieme dalle mura romane ancora intatte. È lo stesso colore della roccia del “mistico” monte Subasio da cui sono state tagliate le pietre per costruire mura, porte e palazzi di Spello. Sui tetti, i coppi di argilla sono scuri come la terra ai piedi della collina, coltivata fino all’abitato e generosa di ulivi.

Ma è nel cuore del borgo, un po’ di impostazione romana, molto di sapore medievale, che il cromatismo raggiunge l’apoteosi. Lo fa con il pennello del Pinturicchio, che nel 1051 affrescò la Cappella Baglioni all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore. I colori squarciano l’uniformità delle tinte del borgo, con un susseguirsi di verdi, di rossi, di azzurri del cielo, di scorci e di vedute che ricordano il paesaggio dei dintorni, dove la natura si esprime anche nelle produzioni agricole d’eccellenza.

Sulla strada che unisce Assisi e Foligno, Spello guarda a occidente e vede Cannara, conosciuta per la produzione di cipolle, e Cantalupo, dove la cucina delle lumache è diventata arte. Basta spostarsi di pochissimi chilometri verso sud e si incontra Foligno.

Su e giù per le colline che fanno da cornice a borghi e cittadine un mare di foglie grigioverde accompagna il cammino. È un oceano di olivi, quelli che producono la linfa verde di questo territorio, quelli che disegnano itinerari, che hanno ispirato pittori e artisti. Gli alberi più bassi, quelli dai frutti più tondi e carnosi, pare fossero coltivati dai monaci. Alcuni di loro hanno quasi mille anni, tutti segnano il tempo e il ritmo di questa terra, che su di loro ha impostato la propria vita. Un ritmo lento e inesorabile. Che dà modo alle radici di spingersi nella terra accogliente delle colline, che permette ai frutti di maturare per essere raccolti a mano, piano, con delicatezza. La stessa con cui si lasciano ammirare, camminando, pedalando o guidando sulle colline che li ospitano.

 

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