Il mio punto di vista

St. Moritz, mon amour

Gabriella Magnoni Dompé
11 gennaio 2012

Gabriella Magnoni Dompé con la piccola Rosyana

Come ho già detto altre volte, a St. Moritz ho trascorso due periodi distinti della mia vita; molto diversi tra loro, ma entrambi davvero speciali.
Nel 1981, ero stata invitata a trascorrere le vacanze invernali a casa Moratti; l’ultimo dell’anno lo passai ad una splendida festa al King’s con i giovani Niarchos. Fu proprio lì che incontrai quello che sarebbe divenuto il mio primo marito. Fabrizio Goscè era più grande di me di dieci anni, era napoletano e figlio di una principessa; anche se poi non ci rivedemmo per ben due anni, durante quell’occasione lasciò in me un’impressione profonda. Nel 1986 ci sposammo.
Furono anni magici, spensierati: eravamo giovani, belli e innamorati. Passammo gran parte della nostra storia – durata nove anni – tra le vette di St. Moritz, perchè Fabrizio è un grande appassionato di sci.
All’epoca St. Moritz non era solo bella, ma pazzesca, conservava ancora il suo spirito genuino: gli unici locali erano il King’s e il Dracula, e il Chesa Veglia era una pizzeria con bowling, non un sofisticato ristorante e lounge bar com’è adesso. Negli anni 2000 la magia del posto si è persa e ho sempre più l’impressione che St. Moritz si sia trasformata in una ripetizione di Milano, come Forte dei Marmi.

Fu nel 1993 che, per puro caso, incontrai il secondo uomo della mia vita: al matrimonio di un’amica al Chesa Veglia, io e Sergio Dompè finimmo seduti accanto. Cinque anni dopo, il 30 maggio 1998, eravamo noi a scambiarci le fedi nuziali: ci sposammo prima in comune a Milano e poi a Montecarlo.
La nostra relazione è durata in tutto diciassette anni e, anche in questo caso, St. Moritz è stata il teatro di alcuni tra i momenti più entusiasmanti della nostra storia. Dopo diversi anni di assenza, tornammo lì con nostra figlia Rosyana che era appena nata. La vita in casa, tuttavia non faceva affatto per noi: alloggiavamo sempre al Kulm, un vecchio albergo familiare che preferivamo rispetto al Palace, a mio parere troppo impersonale. Da Natale a Pasqua, ogni anno e sempre nella stessa affezionatissima camera, trascorrevamo degli indimenticabili momenti di unità famigliare.
Uno dei ricordi più divertenti legati a Sergio e a St. Moritz è il Capodanno 2005, trascorso alla pazza festa del Dracula organizzata da Rolf Sachs. Le serate di questo genere sono aperte solo ai life members e ai loro ospiti, e noi eravamo stati invitati da Gunther Sachs grazie a degli amici in comune: Mullis e Nancy Kary, due californiani molto simpatici e un po’ estrosi. Lui, in particolare, era amico di Sergio, per affinità elettive: nel 1993 aveva vinto il premio Nobel per la chimica, per l’invenzione del PCR, un processo di moltiplicazione del DNA.
La festa al Dracula fu proprio particolare. Si praticava uno sport originale, inventato dai tedeschi, cioè il Cresta Run, in cui si scende a testa in giù sullo slittino. Inoltre, Rolf accoglieva i suoi ospiti indossando uno strano smoking e tutti portavano mantelli stupendi – in stile Dracula, appunto. È stato indimenticabile.