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Starbucks a Milano: tutto quello che dovete sapere

Virginia Francesca Grassi
6 settembre 2018

L’attesa è finita: Starbucks ha aperto a Milano. Ma non è affatto quello che vi aspettavate. Ecco tutto quello che dovete sapere.

Un sogno che si avvera. Certo, 35 anni fa, Howard Schultz non poteva immaginarlo: il suo viaggio in Italia gli avrebbe cambiato la vita, dandogli l’ispirazione per quello che sarebbe diventato un colosso da 28.720 negozi in 40 paesi del mondo. Eppure è da qui che è partito tutto: “Ho voluto portare la nostra interpretazione del caffè nella città dove ho assaggiato la mia prima tazzina di espresso – ha spiegato il presidente onorario della catena – Senza l’Italia e senza il calore dei vostri bar, Starbucks non sarebbe quello che è oggi”. Ora il sogno sembra essersi pienamente concretizzato e dopo una lunghissima attesa – e qualche polemica – anche Milano ha avuto il suo primo store del caffè a stelle e strisce.

Il nuovo negozio. Non chiamatela caffetteria, quella milanese è una Reserve Roastery, una torrefazione di lusso. Basti pensare che al mondo ne esistono solo altre due, una a Seattle e una a Shanghai.

Starbucks ha voluto fare le cose in grande per il suo debutto italiano realizzando un vero e proprio tempio del caffè da 2.300 metri quadrati: lo store, oltre ad essere l’unico che l’azienda gestirà direttamente nel nostro Paese, è anche il più grande d’Europa.

La nuova Roastery prende casa nello storico palazzo delle Poste di piazza Cordusio, che è stato interamente ristrutturato grazie ad un maxi investimento da 20 milioni di euro. All’esterno, si apre un delizioso dehor con gazebo e una grande scultura in marmo di Toscana che immortala la sirena simbolo del marchio. All’interno, ecco invece l’impianto di torrefazione a vista, spettacolare, con una rete di tubi in rame che dal soffitto arrivano direttamente al bancone del bar, attorno a cui sono stati posizionati tavoli e sedute di design. Poco più in là, ci sono invece i corner dedicati alla pasticceria e ai prodotti da forno, la rivendita di chicchi di caffè appena tostato e la zona per il merchandising. Al primo piano, infine, in cima a un’ampia scalinata, il bar panoramico “Arriviamo”, che si preannuncia il nuovo angolo cult per l’aperitivo in centro.

Il menù. Dimenticate il Frappuccino, la Roastery non è uno Starbucks qualunque. La scelta del menù di piazza Cordusio pare aver messo al bando le “americanate”: niente beveroni con panna, niente bicchieri di carta con scritto il nome a pennarello, scordate anche muffin e donuts.

Al contrario, l’azienda ha voluto rendere omaggio all’italianità, grazie a una selezione di miscele pregiate che vanno a comporre variazioni sul tema decisamente classiche – espresso, cappuccino e marocchino, in testa. In accompagnamento ci sono torte, brioche e prodotti da forno milanesissimi: sono quelli di Princi, già presente nelle torrefazioni di Seattle e Shanghai.

Due, invece, le novità inaspettate: innanzitutto il gelato e i sorbetti all’azoto liquido, realizzato per la catena da Alberto Marchetti, poi l’aperitivo da Arriviamo, con la possibilità di ordinare vino, birra e long drinks, tra cui una decina di proposte che richiamano il caffè (ad esempio, l’Espresso Martini).

E se vi state già domandando quali siano i prezzi, niente sorprese, almeno per i milanesi: sono assolutamente in linea con zona Duomo. Cioè alti.

Le prossime aperture. Il futuro italiano della catena è ancora tutto da scrivere, ma è certo che il colosso del Frappuccino stia già pianificando le prossime aperture a Milano grazie a Percassi, l’azienda partner e licenziataria della multinazionale: i nuovi negozi rispetteranno il format tradizionale di Starbucks, ma di certo non mancherà qualche novità “all’italiana”. Ovviamente gli indirizzi sono ancora top secret, ma circola già qualche ipotesi: tra le più gettonate c’è l’aeroporto di Malpensa, ma anche piazza XXV Aprile, piazza San Fedele (probabilmente negli spazi dell’ex Credito Artigiano e aprendo così la sfida a Lavazza, Illy e Nespresso, tutti nelle vicinanze) e corso Vercelli (nei locali che ospitavano Vergelio, altro brand nella galassia di Percassi).

Test di mercato. Il debutto italiano di Starbucks è stato molto meditato: il nostro Paese è senz’altro un mercato molto difficile da approcciare quando si parla di caffè ed è dunque comprensibile la cautela con cui il progetto è stato avviato. La Roastery meneghina sarà un banco di prova e se darà i risultati sperati seguiranno di certo diverse nuove aperture lungo tutto lo stivale: si parla già di Roma e Torino tra le prime città candidate ad accogliere il marchio della sirena.


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