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Stella McCartney (e non solo) sempre più green grazie a Google

Martina D'Amelio
21 Maggio 2019

Un’immagine della campagna ss19 di Stella McCartney, che vede protagonista Kaia Gerber

Google Cloud e Stella McCartney si alleano per presentare un progetto pilota per la misurazione dell’impatto ambientale nell’industria del fashion. Un ulteriore passo avanti per il brand (e non solo) nello sviluppo di una moda etica e green.

Lanciato in occasione del Copenhagen Fashion Summit, uno tra i principali appuntamenti annuali in materia di sostenibilità dell’industria della moda, l’esperimento pilota consiste in uno strumento che utilizza il data analytics e il machine learning su Google Cloud per offrire ai brand una visione più completa della propria filiera, in particolare a livello di produzione delle materie prime.

L’industria della moda genera il 20% delle acque reflue e il 10% delle emissioni di carbonio a livello globale. Insieme al petrolio, infatti, il settore del fashion è tra le principali cause di inquinamento a livello globale, con un impatto significativo già a partire dalle fasi iniziali della supply chain. A causa della scarsa visibilità sulle operazioni che avvengono lungo la filiera dell’approvvigionamento, i brand del fashion non hanno modo di prendere decisioni più responsabili in materia di sostenibilità. E nonostante siano numerose le organizzazioni che stanno cercando di affrontare questo problema e che stanno implementando diversi approcci per far fronte alla questione, le lacune sono ancora significative.

La tecnologia offerta da Google Cloud e Stella McCartney è in grado di rispondere a questa sfida con uno strumento in grado di consentire ai fashion brand di effettuare scelte più informate sin dalle fasi di approvvigionamento delle materie prime. L’iniziativa vedrà la partecipazione anche di Current global, realtà statunitense che si occupa di consulenza per l’innovazione sostenibile.

Il primo step dell’iniziativa? La lavorazione del cotone e della viscosa, scelti per via della vasta scala di produzione, della disponibilità di dati e delle considerazioni in termini di impatto sull’uso di acqua e pesticidi. Se il cotone rappresenta il 25% di tutte le fibre utilizzate dall’industria della moda, la produzione di viscosa è al momento più contenuta, ma in crescita, ed è direttamente collegata alla distruzione delle foreste. Questo progetto pilota ci consentirà di testare l’efficacia dello strumento su queste materie prime, aprendo poi all’opportunità di estensione a una più ampia varietà di prodotti tessili presenti sul mercato.

Questa è solo la prima fase dell’esperimento. Collaboriamo attivamente con marchi di moda, esperti, ONG e associazioni di settore con l’ambizione di creare uno strumento aperto e allo stesso tempo abbiamo intenzione di proseguire la nostra collaborazione con altri attori del settore, grandi o piccoli che siano. Ci auguriamo davvero che questo esperimento possa offrire ai marchi della moda una maggiore visibilità sull’impatto prodotto dalla propria supply chain e dati utili a prendere decisioni migliori circa l’approvvigionamento delle materie prime, tenendone presente la sostenibilità”, ha spiegato Nick Martin, Head of Retail, Google Cloud.

Perché proprio Stella McCartney? L’azienda è da lungo tempo considerata il marchio pioniere nel guidare l’industria della moda verso l’adozione di comportamenti sostenibili. Un brand che ha contribuito al lancio della Carta della Moda Sostenibile dell’ONU per il cambiamento climatico e che recentemente ha introdotto Stella McCartney Cares Green, una delle aree di attività della Stella McCartney Foundation, dedicata alla promozione di comportamenti sostenibili e alla protezione dell’ambiente.

Stiamo facendo del nostro meglio. Non siamo perfetti, ma stiamo avviando una conversazione che non si è mai verificata prima nella storia del fashion”, ha dichiarato in merito al progetto la stilista. D’altronde, ora più che mai, l’industria della moda sta ascoltando la chiamata alla sostenibilità. Basti pensare a Pvh: il gruppo che controlla i marchi Tommy Hilfiger e Calvin Klein ha di recente lanciato Forward fashion, l’evoluzione della sua strategia di responsabilità aziendale che mira a ridurre a zero gli impatti negativi della società, concentrandosi sulla lotta al cambiamento climatico e affrontando le questioni dei rifiuti e dei prodotti chimici pericolosi.

Chi saranno i prossimi a prendere decisioni migliori per l’approvvigionamento delle materie prime tenendo presente la sostenibilità, anche grazie al nuovo strumento lanciato da Google e Stella McCartney? Staremo a vedere.



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