Leggere insieme

Storie per bambini perfetti

Marina Petruzio
13 Aprile 2019

Storie per bambini perfetti è un romanzo Bompiani scritto da Florence Parry Heide, autrice americana di ben più di cento libri per bambini e ragazzi, e illustrato da Sergio Ruzzier. Apparso per la prima volta nel 1985, è oggi considerato un classico della letteratura americana per i più giovani e lo stesso successo si auspica ora anche qui da noi, fosse sempre e solo per quel sorriso che strappa ogni capitolo, ogni personaggio protagonista che sembra sempre celare i tratti di qualcuno di nostra stretta conoscenza.

Dietro a una bambina o un bambino perfetto può nascondersi – beata fanciullezza – una canaglia, adorabile solo in relazione al suo grado di furbizia, testardaggine e crudeltà. Di nove di loro, scelti assolutamente a caso tra i tanti, si racconta qui in otto brevi capitoli. E il siparietto nero, a inizio capitolo, con fregio bianco che annuncia il nome del bambino o della bambina di cui si andrà a parlare e vedere come in un film muto azioni ma soprattutto espressioni, se da una parte ricorda appunto un vecchio film, dall’altra introduce a un clima dark che ben sottolinea il sangue freddo di tale infanzia.

Se c’è cosa di cui l’infanzia, nelle sue numerose sfaccettature, ha ben presente è che il suo scopo sulla terra è rendere felici gli umani adulti e nel loro gioire, orgogliosi dei propri piccoli, trovar pieghe per muoversi in totale autonomia, ottenere sempre e solo ciò che si desidera e, in un semplice concetto, dar loro danno a più non posso, se c’è cosa che i bambini e le bambine sanno dalla nascita è come raggirare il fenomeno adulto. Quello che sa tutto e può tutto, il guardiano di ogni passo, sicuro detentore del vero e del giusto. Così Ruby, Arthur, Gertrude e Gloria, Harry, Bertha, Harriet e Irving, dai graziosi nomi e dal pensiero fine. D’altro canto, un bambino e una bambina perfetti si prestano senza ribattere ad osservare il fratellino o la sorellina se la mamma, desiderosa di una pausa, di un bagno caldo con della morbida e profumata schiuma, dice loro di guardarlo. Detto fatto e letterale il bambino perfetto occuperà il suo tempo sino al ritorno della mamma a guardare il piccolo o la piccola di cui non ha fatto personale richiesta. Senza battere ciglio, non un plisset qualsiasi cosa l’alieno faccia.

Vogliamo poi parlare di abbigliamento? Tornare sulle scelte dei grandi? Si riconosceranno i bambini perfetti e i meno perfetti di tutti i tempi nell’impassibile Arthur. La sua rinuncia all’opposizione, quando al contrario discutere lo vede spesso in prima linea, ha qualcosa di freddo calcolo, di profonda conoscenza del punto debole del suo umano adulto che, fosse meno fiducioso del potere conferitogli dal suo ruolo, in questo caso di mamma, si farebbe qualche domanda sulla tacita resa nell’infilarsi la ferma camicia bianca nel suo candore impossibilitata alla comodità, a quel completo inadatto a un bambino, alla cravatta regalo di una vecchia zia, Eunice, un nome una garanzia. Per non parlare delle scarpe nuove: rigide, strette, lucide. Su quell’effetto finale da gentiluomo bonsai che manda in sollucchero gli adulti dell’intero pianeta solo una diffusa macchia estensibile e gocciolante di succo d’uva appiccicoso e scuro può liberare l’infanzia. Detto, fatto, con la freddezza di chi sa come liberarsi dell’indesiderato Arthur aprirà il frigorifero e senza muovere un sopracciglio si rovescerà in testa un bicchiere di freddo, zuccherino, rubino succo d’uva. Garantito il permesso di rindossare abiti comodi e cappuccio calato sulla testa, il castigo sarà rimanere a casa da solo e non poter salutare zia Eunice. Quando si dice sagacia. Non deludono tutti gli altri soprattutto la Harriet internazionale, quella bravissima a frignare, che impegna molto del suo tempo a raffinare la sua tecnica e il suo ululato per arrivare in sempre meno tempo ad ottenere ciò che vuole. Tutti ne hanno avuta una – o uno eh? che i maschi non son da meno! -, quelle che assieme al latte pare abbiano assimilato un manuale di molestia sonora e guerra psicologica che a distanza di anni ancora lo vivi con tensione quel frigno anche se ormai non ti riguarda più. Certo i più piccoli sghignazzeranno riconoscendosi, mentre l’adulto che legge potrà solo cercare di raffinare la sua difesa, sebbene l’infanzia parta sempre avvantaggiata!

Poi le illustrazioni di Sergio Ruzzier a sostenere i perfetti. Come in un film muto alcune immagini hanno confini smangiavi, tremolanti, l’ambiente nel quale si muove l’infanzia è asettico, come circondato da un vuoto, fisso, i pavimenti sempre con precisione descritti sono tra i più vari e riportano la prospettiva all’altezza di chi è basso. Ma sono forse le espressioni di questi bambini perfetti che ancora una volta incantano e sottolineano questa perfezione nell’ingannare, nel sopravvivere a chi badandoti ti impone orari, scelte, un fuori o un dentro, uno svago come se da piccolo non sapessi scegliere. Allora sguardi vuoti di chi osserva silenzioso e medita. Sopracciglia aggrottate su risposte mangiate, sguardi di taglio su soluzioni strategiche. Nessuno meglio di Sergio Ruzzier avrebbe potuto illustrare il pensiero recondito di un’infanzia perfetta.

L’impostazione della pagina semplice e chiara, il carattere in un corpo adatto ad essere letto dai più piccoli, con parole e righe ben spaziate, lo rendono leggero agli occhi e alla mente.

 

Storie per bambini perfetti
di Florence Parry Heide
illustrato da Sergio Ruzzier
tradotto da Paolo Maria Bonara
edito Bompiani
euro 11
età di lettura: dai 6/7 anni per la lettura autonoma

 

 



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