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Suoni e colori: caleidoscopica Marsiglia

Carla Diamanti
25 ottobre 2018

Cammino in un caleidoscopio. Un momento è azzurro, un altro verde. Poi arriva il bianco, uniforma i colori e ricompone le forme. Ma è solo un attimo perché basta un battito di ciglia, un impercettibile movimento della testa, o forse solo un passo in più, perché tutto si scomponga di nuovo, rompendosi e ricomponendosi proprio come se attorno a me ci fossero migliaia di piccoli frammenti di uno specchio. Cammino per Marsiglia e capisco perché dicano che questa città abbia nel suo ventre e fra le sue braccia 111 villaggi diversi. Sono fatti di stili architettonici, di strati di storia, di tavole impensabili, di una babele di lingue e di gente che si porta dietro costumi e colori, profumi e abitudini. Il mare avanza, lambisce la lunga costa ai piedi della Corniche. Quando arriva il Maestrale la sferza più forte, si infrange sulle rocce, si gonfia e diventa ancora più vicino. Poi, proprio come il bianco che cancella e uniforma, quando il vento si placa, l’acqua torna immobile. La Corniche si distende ai piedi dei 111 villaggi, tentando di unirli, diventando un filo che tenta di imbastire voci, volti e colori. Lungo i suoi cinquantasette chilometri Marsiglia frena, rallenta, si dispone all’ascolto.

La mattina presto e la sera al tramonto sulla Corniche si corre, la domenica mattina ai suoi piedi ci si concede una giornata di relax al sole, fra la spiaggia e i prati. Durante l’estate, e fino a quando il Maestrale non riprende il controllo del calendario, dalla Corniche si parte verso le isole che sembrano lentiggini su un volto di acqua. Sassi brulli eppure affascinanti, sassi che sembrano sparsi ma che in realtà sono aggrappati alla terra, ne fanno parte, i marsigliesi lo sanno. Già, i marsigliesi. Li abbiamo visti nei film, li abbiamo immaginati fra le pagine dei libri, qualcuno lo abbiamo forse conosciuto e chiamato per nome. Ieri erano italiani, oggi sono una fetta di mondo.

Oltre la Corniche Marsiglia è plurale. Il nuovo volto di vetro e d’acciaio firmato dagli architetti di grido convive con le case popolari gremite all’inverosimile e raggiunte con autobus sui quali il francese è una lingua straniera. Lo è anche fra i vicoli e le botteghe del Panier, il pittoresco borgo pullulante di turisti da tutto il mondo. Ma torna presente, e forte, fra i banchi del mercato del Prado, dove le case sono basse e circondate dal verde dei giardini, o fra i murales del cours Julien, ormai diventato il luogo alla moda un po’ bobo. Marsiglia non si lascia ingabbiare neppure dal cliché. Ognuno la vede diversa, si ama o si odia. O forse tutte e due.

 

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