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Supreme: caccia al fake

Martina D'Amelio
29 gennaio 2018

Non c’è dubbio che il marchio di streetwear americano Supreme sia tra i più copiati in circolazione: sarà per questo che ha deciso di scendere in campo nella lotta alla contraffazione, anche in Italia.

Noto in tutto il mondo per i suoi co-branding con marchi come Nike e Louis Vuitton, valutato dal Fondo Carlyle un miliardo di dollari, Supreme ha riscosso una duplice vittoria in Italia e San Marino: in primis, ha ottenuto dai giudici del Tribunale di Milano con una sentenza di primo e secondo grado il sequestro di circa 120.000 capi contraffatti. A San Marino invece è stato ottenuto un provvedimento cautelare di descrizione e sequestro. La crescente notorietà del brand infatti ha fatto luce sulla zona, finora grigia, del legal fake, spingendo i giudici a tutelare anche nel nostro Paese il marchio di streetwear newyorkese.

Una delle più importanti operazione di enforcement civile degli ultimi anni, a tutto giovamento di Supreme: nella nostra Penisola infatti il fenomeno di opening a finta insegna stava crescendo a vista d’occhio, da nord a sud, attirando l’attenzione della stampa internazionale. Una battaglia (vinta) all’insegna dell’esclusività.


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