Leggere insieme

Tamo, l’ippopotamo che covava le uova

Marina Petruzio
28 Aprile 2019

Di Daniela Iride Murgia, pubblicato da edizioni corsare, alla Bologna Children’s Book Fair si apprende dell’arrivo di Tamo l’ippopotamo… e su questa sospensione, sarà per le foglie e i fiori dietro le quali spunta il suo morbido muso, ci mettiamo comodi: si parlerà di animali.

Ma Tamo, pachiderma sorridente, nel suo nome custodisce, come solo un uovo può fare, il significato della sua esistenza. E dopo aver sfiorato con dita curiose una scacchiera dai colori brillanti, un damier di quadrati come impressi a tampone, sia esso pavimento, tovagliato, carta, decoro parietale o risguardo, approdiamo al frontespizio e alla verità su questo prodigio che è “TAMO l’Ippopotamo che covava le uova” e sui quei tre punti di sospensione. Tamo nasce con una camicia – fortunato l’uovo che l’incontra, lui sì che metaforicamente porta il camicino della fortuna! verrebbe da dire – e un’ottima prospettiva: di lui l’umanità, per essere tale, avrà sempre bisogno. Certo quella di Tamo è una camiciola che ha del particolare – come potrebbe essere diversamente! – nulla a che vedere con quelle candide, ricamate, leggere che augurano felicità e fortuna no, lui indossa qualcosa di scozzese, un quadrettato che ricorda la pagina di un quaderno che con la matita rossa qualcuno ha voluto ripercorrere sottolineando il suo essere quadro. Tamo è arrivato così, vestito, fatto e finito, grande e morbido, con un sorriso da qui a lì che scopre i suoi denti, uno ogni quarto d’ora, a cilindro, e un grande immenso cuore che batte sotto quella camiciola a scacchi. Non c’è mamma, non c’è papà, ma certo di Tamo tutto si può dire fuorché sia orfano! L’umanità è la sua famiglia, quell’umanità che cova con cura e dedizione.

Nel suo essere grande e grosso, largo con orecchie piccole e tese, occhi persi in tutto quel muso ma sorridenti e attenti è tenero e ingenuo, modesto e incredibilmente disponibile. Ogni mattina come un individuo piccolo che si affaccia al mondo e deve affrontare una grande giornata ripassa ciò che non sa fare per sottolineare ciò che fa e che può essere d’aiuto fare. Non sa scodinzolare che neppure si addice a un ippopotamo, non sa nuotare all’indietro che l’acqua entra nelle orecchie e nel naso appena si increspa, non sa mangiare con le bacchette, ma è forse richiesto saperlo fare e poi, dico, per forza? E neppure arrampicarsi sugli alberi, quelli alti. Tamo come ogni persona, piccola o grande che sia, a volte non capisce tutto. Ma sa mettersi le scarpe da solo chè l’indipendenza è tutto; annaffiare quando piove chè l’acqua piovana è migliore di quella corrente; sa nascondersi dietro a una foglia e completamente! E poi sa ballare, quando attorno è tutto buio, quando nulla sembra più esistere e c’è un estremo silenzio. In questo Tamo è un bambino. Un bambino con un grembiule a quadretti. Ma sa covare e questa è la cosa che gli riesce meglio e comincia a farlo di lunedì quando cerca un uovo, uno qualsiasi, non importa di che purché sia un uovo e quando lo trova…ecco, quando lo trova il suo sguardo si perde lontano, adagiato sopra a quell’uomo cullato da bei pensieri, sognante si intrattiene lì, e con infinita pazienza, per una settimana. Dopo una settimana ogni volta nasce qualcosa.

Chissà com’è entrato Tamo nella vita di Daniela Iride Murgia! Nella vita dei lettori entrerà con delicatezza, la delicatezza di un ippopotamo che cova le uova senza romperle e per una settimana, con la consapevolezza di chi sa fare qualcosa e tanto no, ma di quel che sa fare rende con umiltà e generosità partecipe gli altri variegati di cui si cura con dedizione e il candore di una bontà d’animo grande almeno quanto lui. È invidia quella della tartaruga? Forse no, forse è solo desiderio di essere un po’ Tamo anche lei, un buon amico.

 

TAMO l’ippopotamo che covava le uova
testo e illustrazioni di Daniela Iride Murgia
edito edizioni corsare
euro 18
età di lettura: per tutti



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