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Tampon box, la guerra delle università per gli assorbenti gratis

Alessia Laudati
26 Novembre 2019

Un gruppo di studentesse da Nord a Sud si batte per abbassare il prezzo degli assorbenti in un modo creativo e allo stesso tempo politicizzato

 

Gli assorbenti sono un bene di lusso e invece non dovrebbero esserlo. Questo lo sappiamo. Per abbassare l’IVA oggi al 22% si battono politiche e deputate. Ma anche, ed è questa la novità, un gruppo di studentesse universitarie della nostra penisola. Le tampon box sono delle scatole posizionate in punti strategici di alcuni atenei italiani che diversi collettivi organizzati riempiono con assorbenti gratis in nome di una reciproca solidarietà. Iniziative di questo tipo si sono viste a Roma, Salerno, Bari e in altre città italiane. Appaiono come soluzioni colorate, originali e personalizzate.

La mobilitazione ha l’obiettivo di sensibilizzare su una disparità rispetto a beni meno fondamentali (tanto per dirne una, di diamanti) che potrebbe essere colmata se la percentuale della tassa sui consumi arrivasse almeno al 4%. Nel frattempo, però, spazio alla creatività e all’ingegno per fare in modo che non si spenga l’attenzione su questo tema tutt’altro che trascurabile. A Roma il collettivo Le Nostre Cose ha realizzato in diverse sedi universitarie come Roma Tre e La Sapienza delle vere e proprie installazioni: alcune a forma di corona di assorbenti, altre di quadretti con messaggi chiari e colorati sull’argomento.

Di recente l’emendamento bipartisan promosso da Laura Boldrini e altre 32 deputate è stato riammesso insieme al decreto fiscale (precedentemente ritenuto inammissibile). Eppure la battaglia culturale è molto più ampia. Parte dall’affermazione pubblica del sangue, che non deve essere vissuto come un tabù o una vergogna; tocca poi in seconda battuta il Parlamento. Prima di ciclo mestruale non si parlava affatto, tanto era il pudore che avvolgeva il corpo femminile: solo per fare un esempio, in un clima che possiamo tranquillamente definire negazionista, nelle pubblicità degli assorbenti, per rappresentare il flusso veniva utilizzato un liquido blu, anziché rosso vermiglio, e si dava ampio spazio a tutta una serie di metafore – “quei giorni così” – per non parlare apertamente del fenomeno. Oggi un po’ di quel muro è crollato, ma resta il fatto che in Italia esiste ancora una tassa che per esempio in Francia, Cipro e Regno Unito si attesta intorno al 5%.

Ce la faranno le nostre eroine italiche a rendere le mestruazioni un affair democratico?

 

 



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