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Telescopio puntato su Enrico Bartolini: lo chef più stellato d’Italia

Giorgia Giuliano
21 Novembre 2018

Enrico Bartolini

Fortunati i canadesi e anche gli australiani che hanno il cielo un po’ più buio e il Via Lattea ben in vista. E fortunati noi in Italia perché le stelle le abbiamo a tavola.

Enrico Bartolini è lo chef che non si ammira restando di notte a testa alta, ma comprendendo che le sue 6 stelle Michelin – in totale – valgono più di una galassia perché brillano di un incastro perfetto, quello del gioco di squadra.

Forse non è un caso che Enrico da piccolo volesse diventare un calciatore: a vincere infatti sono proprio l’intesa e la visione d’insieme, quelle che scendono in campo così come in un ristorante intero. Anzi, in verità cinque: il Glam a Venezia, il Casual Ristorante a Bergamo città alta, La Trattoria Enrico Bartolini a Castiglione della Pescaia (tutti con una stella Michelin), il Ristorante Enrico Bartolini al Mudec di Milano, che di stelle ne ha due, fino all’ultimo arrivato nel firmamento della Rossa, la Locanda del Sant’Uffizio a Cioccaro di Penango, a cui è stata assegnata una stella lo scorso 16 novembre durante la 64esima edizione de “La Guida Michelin 2019”.

E con questa Bartolini è diventato lo chef più stellato d’Italia.

  • Trattoria Enrico Bartolini

  • Casual Ristorante

  • Ristorante Enrico Bartolini

  • Locanda del Sant’Uffizio

  • Glam

La prima è arrivata quando aveva solo 29 anni, dopo un’intensa palestra culinaria prima a Parigi da Paolo Petrini poi a Londra da Mark Page e poi ancora da Massimiliano Alajmo. E così la nomea di enfant prodige della cucina italiana calza a pennello.

A 33 anni conquista la seconda, oltre a 3 cappelli Espresso e 3 forchette Gambero Rosso: quando si dice che il 3 è il numero perfetto. E niente meno che al 3° piano del Museo delle Culture di Milano arriva – nell’aprile del 2016 – il Ristorante Enrico Bartolini, che a novembre già brilla il doppio, ricevendo le due stelle Michelin.

Il cielo dello chef toscano originario di Pescia è insomma piuttosto luminoso e quello che sorprende è che i primi ristoranti a ottenere il benestare della Bibbia della Tavola sono nati quasi tutti in contemporanea. Certo è che in ognuno di essi c’è la ricerca continua della perfezione, l’estetica unita al gusto, ci sono i sapori nuovi che evocano i ricordi e c’è la curiosità di sperimentare – in un acronimo CC, che sta per Contemporary Classic, la sua idea (concreta) di cucina.

Ma a essere contemporaneo è anche quel signature dish che Enrico Bartolini creò nel lontano 2005: il risotto rape rosse e salsa di gorgonzola che di toscano ha solamente l’ideatore. Uno chef che sembra essere nato ovunque perché in Piemonte e in Lombardia, in Veneto e in Toscana – le regioni italiane che ospitano i suoi ristoranti – ci sono esattamente i sapori che ci si aspetta di trovare: quelli della terra dove si trova, che Enrico Bartolini sa comprendere e valorizzare accostandoli anche agli ingredienti più lontani.

Sarà pure uno chef di poche parole, ma è vero anche che di parole, per i suoi piatti, ce ne sono parecchie.

 



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