Postcards

Tesoro romanico

Carla Diamanti
15 settembre 2016

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Rondini? Sembrano proprio rondini. Eccole lì, a volteggiare e a confermare che ormai le stagioni si sono prese la libertà di staccarsi dal calendario. Il loro volo richiama lo sguardo e lo fa posare sulle pietre scolpite e poi lo fa scendere fino al portale della chiesa dedicata a San Donnino. Un incanto di forme armoniose che si rincorrono sulla facciata del duomo di Fidenza, che celebra il martirio del santo decapitato dai sicari dell’imperatore Massimiano. Nei fregi che si alternano ai rilievi, Benedetto Antelami racconta la storia di Donnino che si mescola agli avvenimenti storici e alle vicende della vita quotidiana, come un fumetto di pietra. C’è persino Carlo Magno, fermato sulla pietra mentre attraversa la Via Francigena come facevano i pellegrini che dall’anno Mille partivano da Canterbury per arrivare a Roma, oltrepassando pianure e montagne. Un’arteria disegnata dalla fede e attraversata dalla folle che l’hanno resa immortale, oltre che vitale: lungo la Via ecco le chiese, i commerci, le comunità, i villaggi, i ricoveri per accogliere e accompagnare i pellegrini. Crescita, scambio, contaminazioni artistiche. Cantieri di cattedrali romaniche, pensate da grandi maestri e consegnate al futuro. Pietre intrise di fede e di bellezza. Meravigliosi involucri di marmo che da secoli si sono appropriate dello spazio che occupano.

Come la cattedrale di Parma, signora della piazza che condivide con il Battistero. E se questo è rigoroso e puro, quella è diventata simbolo dell’armonia fra Romanico e Rinascimento, aprendo la strada alle pievi che punteggiano la piana e l’Appennino. La danza delle rondini che rimette in gioco il calendario nulla può contro i mesi scolpiti nella pietra del protiro del portale. L’anno realizzato dal “Maestro dei Mesi” comincia da marzo, il mese dell’Annunciazione, oltre che della primavera, e continua fino al fondo della navata centrale, oltrepassando tutti gli affreschi e arrivando fino alla cupola del Correggio, dove lo sguardo viene di nuovo rapito verso l’alto. Niente battito d’ali questa volta, ma respiro che si interrompe per tutto il tempo in cui gli occhi corrono sull’intreccio a spirale di gambe e braccia risucchiati verso il cielo. Uno spettacolo che tocca il cuore e ci fa concludere il percorso nella stessa maniera in cui era cominciato: con la testa rivolta verso l’alto.


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