Auto

Test drive: Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio

Matteo Giovanni Monti
16 Aprile 2019

È risaputo che quando gli italiani si mettono al lavoro e devono realizzare qualcosa di innovativo il più delle volte, il successo è assicurato. È andata proprio così in casa Alfa Romeo con la straordinaria Giulia Quadrifoglio, un’auto che segna con grandissima forza e impeto il ritorno della Casa del Biscione nel mondo delle auto e nello specifico nelle berline sportive, anzi supersportive grazie ai suoi 510 CV. Provata in lungo e in largo ne abbiamo scoperto tutte le doti e grandi capacità.

Fuori com’è? La carrozzeria della Giulia Quadrifoglio gioca su un equilibrio perfetto tra stile elegante, a tratti sartoriale, e allure sportiva, grazie alle linee pulite e filanti, ma al contempo dinamiche e molto grintose. Il frontale dichiara subito chi comanda con i fari diurni a Led Bi-Xeno anabbaglianti e il cofano in fibra di carbonio che accoglie due belle prese d’aria per far respirare il potente motore V6, ulteriormente arieggiato dall’ampia griglia nera a nido d’ape con al centro lo scudo e il logo Alfa Romeo. Completa l’opera e rinforza il carattere racing della Giulia la targa posta di lato e il raffinatissimo Active Aero Splitter in carbonio che si aziona automaticamente, creando deportanza in fase di frenata o alle alte velocità e rendendo l’auto la prima berlina di serie con aerodinamica attiva.

Lateralmente a colpo d’occhio si nota quanto l’auto sia assettata e poggi con grinta all’asfalto; le larghe minigonne in carbonio si raccordano con i profili delle portiere e gli stessi cerchioni da 19” non essendo troppo grandi le donano una linea sobria ed elegante.

Passando al posteriore, invece, l’auto cambia di nuovo carattere: è più sfacciata ed arrogante, si nota l’alettoncino in carbonio e il massiccio estrattore dell’aria a cornice delle due coppie di terminali sovrapposti, “veri” e non finti come quelli delle ultime auto, che trasmettono forza e potenza preannunciando il rombo del 2.9 litri benzina biturbo.

E dentro? L’abitacolo della Giulia Quadrifoglio si conferma allineato con il design esterno, non esageratamente sportivo ma tutt’altro che anonimo: si intrecciano essenzialità, comfort e sportività, offrendo un risultato ben bilanciato. Sedendosi a bordo, il sedile seppur bene imbottito, è stretto ed avvolgente, lasciando poco margine di spazio ai fianchi.

Chiudendo le portiere e avviando l’auto la prima sensazione è stata: “Bene, con questa macchina ci si diverte”. Ancora una volta il carbonio fa la sua scena, presente sui pannelli delle portiere e nella corona inferiore del volante. Quest’ultimo a nostro avviso è il tratto più distintivo dell’abitacolo, grazie al pulsante Start rosso in stile Ferrari e le stesse grandi palette in alluminio anodizzato del cambio. Alle sue spalle la strumentazione è rimasta volutamente analogica, sia per tachimetro che per contagiri, incorniciati dai tipici due cannocchiali in stile retrò; tra i due è presente anche un piccolo display che riassume sinteticamente le stesse informazioni dello schermo centrale. Come sulla sorella Stelvio, l’infotainment è lo stesso: presenti Android Auto e CarPlay di Apple. Non stiamo a ripetere gli stessi difetti e imperfezioni nell’utilizzare i comandi e navigare nelle impostazioni; tuttavia, visto il segmento di auto, questa volta è più che perdonabile: la Giulia Quadrifoglio non si esprime con comandi vocali avanzati o display touch, bensì con accelerazioni fulminee, controsterzate e cambiate oltre i 7.000 giri.

Come va? Abbiamo di fronte proprio un’auto ad alte prestazioni, senza fronzoli e mezzi termini; l’albero di trasmissione in fibra di carbonio da soli 7,5 kg potrebbe già bastare come conferma. Tutto parte dal suo cuore: V6 2.9 litri biturbo benzina, un’opera d’arte – tutta in alluminio – al pari del “vecchio Busso” che sviluppa però 510 CV e 600 Nm. L’accensione suscita una certa emozione, accelerando in folle il cofano si muove, innestata la prima in 3,9s si è già a 100 km/h, gli scarichi cantano, tra una cambiata e l’altra avvengono scoppi e un mix di rumori ed esultanze che comunicano tutta l’energia della Quadrifoglio. Subito dopo qualche metro si inizia a prendere gusto ad affrontare le curve, quasi ci si dimentica di guidare una macchina nuda e cruda a trazione posteriore; infatti, grazie all’eccellente distribuzione dei pesi 50-50 fra anteriore e posteriore, l’auto non si scompone ed è pronta a tutto. Tuttavia, giocandoci un po’ si intraversa facilmente e si gira in un fazzoletto. Repentina è infatti nei cambi di direzione grazie allo sterzo con il rapporto di demoltiplicazione 11.8: 1, record del segmento, si hanno praticamente le mani sulle ruote, con l’occhio si mira ad un punto preciso, destra sinistra si gira il volante e la macchina in un attimo ti ha già portato. Oltre al solito sistema di modalità di guida DNA, la Quadrifoglio conta anche la modalità Race – per i più esperti alla guida. In questo modo vive in uno stato costante di tensione, le sospensioni si irrigidiscono ulteriormente, il pedale dell’acceleratore se appena sfiorato morde subito e in un attimo fa schizzare la lancetta del contagiri alla zona rossa, dove è pronto a intervenire il cambio automatico a otto rapporti. Infine, il tutto è gestito in completa sicurezza dai freni carboceramici Brembo a sei pistoni (optional), molto performanti ma solo dopo essere entrati in temperatura; e attenzione perchè all’uscita del garage è un attimo finire dritti contro la cler del vicino.

Conclusioni. Più si guida quest’auto e più ci si innamora, più la si osserva e più ci si ripete quanto sia bella. Stancarsi di guidarla è abbastanza difficile – udito a parte –, d’altronde è la stessa berlina cinque porte che senza il poderoso V6 è utilizzata tutti i giorni dal più tranquillo e pacifico rappresentante di azienda.

Giulia Quadrifoglio è un grandissimo risultato raggiunto non proprio l’altro ieri (ottobre 2016) ma che ancora oggi fa parlare molto di sé: dal suo debutto ha fatto intimidire e arrossire le rivali tedesche. È destinata a chi vuole distinguersi, comprare un’eccellenza italiana con orgoglio e fierezza e godersi una guida d’impatto e in prima persona. Sicuramente ci sarebbe molto altro da dire e raccontare, ma tutti si può riassumere in un deciso: “Brava Giulia”.

 

Ph Credits: Matteo Emanuele Piccio



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