Auto

Test drive: McLaren 570S Spider

Matteo Giovanni Monti
7 Maggio 2019

“Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto” – Ayrton Senna

Sono passati già 25 anni dall’incidente mortale al circuito di Imola che ha tragicamente troncato la vita del grande campione e visionario della Formula 1. Durante la sua carriera da pilota ha vinto 3 mondiali e corso con diverse scuderie, ma una fra tutte lo ha reso leggenda: McLaren.

Oggi proviamo a raccontarvi cosa significa aver provato un’auto di questa famiglia. 570S è il modello in questione e 570 sono i cavalli liberati dal suo motore V8 turbo benzina da 3.8 litri. Quando si parla di supercar oggigiorno, grazie all’abbondanza di video e foto sul web, si fa presto ad immaginare quanto siano veloci, potenti e scattanti; ma una volta entrati nell’abitacolo ed accesa, ciò che uno si immagina è estremamente amplificato e ancora più d’impatto – per non parlare poi di quando si accelera, si gira il volante e si frena.

Fuori com’è? Davanti alla 570S colpisce subito la carrozzeria: dalle forme decisamente non convenzionali e caratterizzata da linee e curve fuori dal comune, più la si osserva e più aumenta il grado di ammirazione. L’aerodinamica infatti è delle più evolute: lungo tutto il profilo dell’auto ci sono grandi e larghe prese d’aria, il muso trasmette una certa inquietudine apparendo come la bocca di un grande predatore e le portiere, con apertura a forbice, sono molto scenografiche. Si notano anche le ampie minigonne con i fianchi scavati e profondi, assieme ai cerchioni dalle misure 20” posteriori e 19” anteriori, aggressivi e dallo stile racing, in coppia ai freni carboceramici. Tutto si chiude infine con un posteriore molto largo di 2.095 mm, dove gran parte dello spazio è occupato dall’enorme estrattore dell’aria e dal motore V8 da 3.8 litri.

E dentro? La sensazione è quella di sedersi su un go-kart. Infatti, vista la ridotta altezza da terra -1.202 mm – non si entra a bordo ma “ci si cala”. Con questa sequenza di mosse e movimenti: si impugna il volante, si punta la gamba destra nello spazio dei pedali, poi muovendo testa e busto ci si siede sul sedile ed infine, trascinando la gamba sinistra, è finalmente possibile chiudere la portiera. Se non è il massimo in termini di accessibilità lo è senz’altro quando si parla di sportività: è sufficiente entrare per assaporare l’anima di quest’auto. Tutto è ridotto all’essenza e fatto su misura per il driver: il volante ricoperto in alcantara sembra figlio di una F1 ed evita sudorazione, garantendo il massimo del grip; inoltre, la stessa forma obbliga ad impugnarlo alle ore 9.15 facendoci sentire dei veri piloti. Appena dietro la corona ci sono poi le grandi leve in carbonio del cambio doppia frizione a sette rapporti: essendo dipendenti è possibile usarne anche una sola, sia per salire di marcia tirandola verso di sé, che scendere allontanandola. La strumentazione – tutta digitale – sembra quella di una moto ed è intuitiva e diretta: al centro c’è il contagiri con zona rossa 7.500 giri/min che contiene anche il tachimetro, ridotto ad una piccola finestra. Dal display, oltre che consultare temperatura di acqua, olio e pressione, è possibile leggere anche la temperatura delle gomme e visualizzare la modalità in cui sono stati impostati handling e powertrain. Quest’ultimi – ossia assetto e risposta di motore e trasmissione – si regolano tramite due manettini (proprio come si vede alla tv durante i GP di Formula 1) nelle modalità Normal, Sport e Track.

Nonostante l’auto non sia proprio una Tesla, ha comunque un po’ di infotainment. Lo schermo centrale, seppur grande quanto uno smartphone aziendale e con la risoluzione di un Nokia 3310, con lentezza fa il suo lavoro e permette di gestire il proprio smartphone, media e radio, nonché programmare il navigatore. Noi però consigliamo niente musica: ci pensa il motore a suonare l’orchestra. Nel caso servisse, vi suggeriamo poi di lasciare la navigazione nelle mani del passeggero armato di Google Maps o Waze.

La versione da noi provata vantava anche la guida “en plein air”: in soli 16 secondi l’auto si scopre, il tetto rigido scompare, mostrando ulteriormente le sue forme con il posteriore accentuato dai montanti. Ma soprattutto i timpani vibrano, vengono investiti dal rombo del motore e da fermi si sentono nell’aria gli ottani della benzina.

Come si guida? Sicuramente il primo approccio con la McLaren 570S non è dei più semplici e confidenziali. Ha si quattroruote ma non è un’auto comune, è una supercar ed ha il telaio tipo monoscocca in fibra di carbonio. Superato l’impatto della seduta, il gioco si fa più serio. Avviandola con l’apposito pulsante si ha una vera combustione interna, il forte scoppio regala un bel sorriso e viene automatico stringere il volante con le mani. Innestata la prima e percorsi i primi metri nel traffico ci si sente dei nani, tuttavia grazie alla posizione avanzata rispetto al muso anteriore nelle curve si gode di una grande visibilità e dopo un po’ ci si abitua al nuovo “sistema di riferimento”.

La fisica in quest’auto – come avviene nelle altre della sua categoria – è un po’ diversa. Complice la massa di 1.359 kg a secco, tra le curve a bassa, media e alta velocità la macchina sembra muoversi nel piano, la terza dimensione non esiste e, grazie alle sospensioni adattive con schema a doppio quadrilatero, è letteralmente attaccata al suolo. Esagerando sicuramente un testacoda si riesce a fare, ma i trasferimenti di carico sono praticamente inesistenti. La trazione posteriore, grazie all’ottima distribuzione dei pesi, offre tanta aderenza e precisione, sia in fase di inserimento che uscita di curva; tutto ciò avviene piuttosto in modo spontaneo grazie anche allo sterzo direttissimo. La macchina è molto comunicativa e una volta prese le misure e la giusta confidenza non risulta più difficile come all’inizio: è come avere le mani sulle ruote. Più si spinge, più si guida meglio e maggiori sono le emozioni che la 570S trasmette, tra una cambiata e l’altra avvengono una serie di scoppi e rumori che gridano e dichiarano la riserva di potenza del motore. I numeri sono da vera sportiva: 3,2 s per lo 0-100 km/h, 9,5 s per lo 0-200 km/h e velocità massima di 328 km/h. Ammettiamo che sono valori che oggi molte altre auto sono in grado di raggiungere ed anche superare, ma ciò che ha realmente stupito è stato come li raggiunge, li trasmette e le sensazioni che suscita.

Conclusioni. La McLaren 570S, al di là del preciso modello, è una McLaren ossia una supercar, un’auto sportiva e fuori dagli schemi. Da sempre la casa di Woking ha partecipato al mondo delle corse e parallelamente ha sviluppato auto stradali offrendo il meglio della tecnologia e delle performance. Pur essendo considerata la entry level della famiglia, di “entry” ha molto poco: è un’auto esotica, d’impatto, di quelle che se ne vedono poche in giro e che fanno rimanere a bocca aperta. Guidarla non è stato facile, ma nemmeno troppo complesso: una volta presa confidenza, fila che è un piacere e alla fine stancarsene è stato difficile. La stanchezza viene meno di fronte all’entusiasmo e all’eccitazione, e ci si diverte come degli adolescenti impegnati a Gran Turismo. Con la differenza però che di virtuale non c’è niente ed è tutto vero.

 

Ph Credits: Matteo Emanuele Piccio



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