Auto

Test drive: nuova Jaguar F-Type P300

Matteo Giovanni Monti
15 Ottobre 2019

La casa del Giaguaro affonda denti e artigli in un segmento ormai di nicchia e risicato, quello delle sportive coupé due posti: Jaguar lancia la nuova F-Type P300.

Compatta ed equilibrata nelle proporzioni, è la più sportiva della gamma inglese: come da tradizione si presenta come il perfetto connubio tra grinta ed eleganza, senza dimenticare ovviamente il comfort (nonostante l’assetto ribassato e la poca altezza da terra).

Provata nella versione turbo-benzina 2.0 litri R-Dynamic, ne abbiamo assaporato le doti, ammirato le linee, nonché messo a dura prova le sue performance. Scopritela con noi, nel nostro ultimo test drive.

Fuori com’è? La nuova Jaguar F-Type P300 si fa ammirare lungo tutto il suo profilo: dal cofano sino al paraurti posteriore, la carrozzeria è modellata senza brusche interruzioni di linee e forme. Molto accentuato è l’effetto muso lungo e coda tronca, chiaro omaggio alle vecchie glorie degli anni ’60. Frontalmente è d’impatto il cofano, che – attraversato dalle due nervature – sembra essere scolpito, così come le ampie prese d’aria e la griglia a nido d’ape nera. Infine, i potenti fari full led con forma a J sono la firma e lo sguardo della F-Type.
Posteriormente l’auto si chiude in un posteriore abbastanza rialzato – forse un po’ troppo – da terra, dove trionfa lo scarico centrale con dimensioni massicce ma non volgari; largo e cromato, sembra pronto a sbuffare e dar voce al motore. Inedito e per nulla scontato è anche il piccolo spoiler che si aziona automaticamente superata una certa velocità (circa 100 km/h); se però non potete resistere e lo volete sempre “alzato” è possibile azionarlo con un apposito pulsante lungo il tunnel centrale dell’auto. Molto belli e originali anche i cerchioni con inserti in finto carbonio all’interno delle razze.

E dentro com’è? In linea generale si può dire che l’auto sia piuttosto accogliente; tuttavia non è così immediato accedervi: specialmente se si supera una certa altezza, è necessario calarsi nell’abitacolo. Una volta seduti però la sensazione di essere dentro uno spazio piccolo svanisce subito grazie all’ottima combinazione di volante, comandi centrali e alla forma stessa dei sedili (solo due!). Decisamente sportiveggiante è l’aria che si respira dopo aver aperto la portiera ed essersi seduti alla guida. Il volante a tre razze, grazie all’ampia finestra sul cruscotto, invita subito a mettere in moto e far schizzare le lancette di tachimetro e contagiri. Tra i due indicatori analogici c’è anche un piccolo display LCD a colori che, comandato dai pulsanti sul volante, permette al guidatore di visualizzare sommariamente le stesse info rappresentate nello schermo centrale touch, come consumi, media riprodotti da radio o Bluetooth, nonché stato generale della vettura. Di famiglia Jaguar-Land Rover è tutto l’intrattenimento multimediale concentrato nel display “Touch Pro” da 10”, molto immediato nella comprensione, a nostro avviso forse fin troppo: navigando tra le funzioni e i relativi contenuti abbiamo avuto come la sensazione di utilizzare qualcosa di banale e molto lontano dall’estetica complessiva e carattere della F-Type.
Infine, da ricordare come pratici e funzionali anche i due piccoli ganci appendi giacca dietro gli schienali dei sedili, assieme alla retina per contenere ad esempio il proprio smartphone o portafoglio o qualsivoglia oggetto di piccole dimensioni.

Come si guida? Dal punto di vista della guida vera e propria abbiamo notato luci e ombre del nuovo modello. Partendo dai difetti, non possiamo non citare l’eccessiva silenziosità che è stata dedicata per il sistema di scarico: d’accordo con tutte le normative antinquinamento e il rigoroso rispetto per l’eleganza e lo stile british, ma una volta avviata la F-Type non emette il ruggito che ci si aspetta osservandola dall’esterno. Il sound non è proporzionato alle linee aggressive e gli sportivi e avvolgenti sedili in pelle: è quindi una delusione osservare lo scarico centrale emettere un rumore come “filtrato” e tappato. Nonostante il pulsante lungo la console centrale di apertura degli scarichi e switchando sulla modalità Dinamica i dB non aumentano. Tuttavia, se strapazzato un po’ il 2.0 l turbocompresso qualche rumore in più lo fa, ma la sensazione non è adrenalinica tanto quanto sono le vere e proprie prestazioni. Oggigiorno è vero che 300 CV non sono tanti, ma su un’auto di questo segmento, con queste proporzioni e il relativo assetto sportivo, regalano belle emozioni e divertimento. L’accelerazione da fermi non incolla al sedile: l’auto, nonostante sia un quattro cilindri, dà il meglio di sé agli alti regimi; cambiare in prossimità della zona rossa fa sorridere e non si vede l’ora di “tirare” la marcia successiva. Otto in totale, gestiste dal cambio automatico a doppia frizione morbido e preciso, ma non troppo veloce; infatti tra curve e controcurve non è risultato abbastanza svelto a fornire il rapporto corretto e garantire un’uscita in piena coppia – problema aggirato non utilizzando le palette sul volante, bensì direttamente con la leva sequenziale lungo il tunnel centrale di maggior soddisfazione e piacere. Eccellente il sistema di sterzo e la direzionalità, praticamente assente il gioco fra una rotazione e l’altra: puntata la meta l’auto si è inserita in un batter d’occhio, garantendo un solido avantreno nonostante la pura trazione posteriore. Una grande sorpresa è stato l’impianto frenante; ovviamente ci si aspettano grandi prestazioni, visto il segmento, ma le aspettative sono state superate: di ottima modulabilità, non si sono mai surriscaldati anche nei momenti più impegnativi, garantendo sempre una pinzata decisa ma non brusca, ma soprattutto tanta sicurezza e sensazione di “ci si ferma in un attimo”. Centrato l’obbiettivo di confort durante i viaggi, prima di tutto in termini di sedute: nonostante la ridotta altezza da terra, infatti, i sedili non sono proprio due gusci e sono ben imbottiti, aggiungendo poi una certa insonorizzazione e poca voce del motore le tratte medie e i tragitti in autostrada non sono risultati impegnativi e da mal di schiena.

Conclusioni. La Jaguar F-Type è una di quelle auto che, oggettivamente, vanno definite come belle nel senso più semplice della parola. Bello il cofano, l’ampia griglia frontale, i fari posteriori filanti e gli interni. La Casa di Coventry ha creato un’auto che si distingue di gran lunga dalle altre concorrenti con un suo stile inimitabile – obiettivo oggigiorno non proprio semplice e scontato da raggiungere. Ci si ferma a guardarla, non passa inosservata e difficilmente possono volare commenti negativi o critiche perché, appunto, è bella e non ha nulla fuori posto. Come accennato, dal punto di vista della guida è risultato un po’ deludente il cambio automatico se guidata un po’ allegramente, come il sistema di scarico, un po’ troppo taciturno e poco vivace. Non veri e propri difetti, ma limiti e conseguenze del propulsore quattro cilindri che indirizza l’auto verso clienti che possono essere giovani rampanti oppure persone di mezza età non particolarmente esigenti dal punto di vista delle prestazioni e dei consumi. Chi, insomma, non pretende una supercar (quella è la F-Type SVR V8 da 575 CV) ma un’auto di carattere che fa la sua scena e, nel caso ci si voglia divertire, ha comunque voce in capitolo grazie all’assetto rigido, un’ottima ripartizione dei pesi e una solida trazione.

 



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