Auto

Test Drive: nuova Suzuki Jimny

Matteo Giovanni Monti
21 Maggio 2019

Quando si pensa a Suzuki, la prima associazione che si fa è diretta alle sue moto con le sportive e carenate da strada o con le nude ed agili moto da cross. Tuttavia, la Casa di Hamamatsu seppur con meno diffusione sul mercato, è presente anche nel mondo delle automobili con un’ampia gamma che va dalle compatte city car alle più confortevoli e versatili SUV e crossover. Tra queste però c’è la Jimny. Una piccola fuoristrada – nata nel 1970 – che fin dal suo debutto ha sempre stupito per la sua versatilità, performance e tecnica.

Oggi siamo giunti alla quarta generazione, totalmente cambiata ed evoluta rispetto alle precedenti. Grazie all’esclusiva area di test off-road offertaci da American Wild Dream, concessionaria ed officina specializzata per ogni veicolo da fuoristrada, abbiamo avuto modo di scoprire tutte le sue doti, fra ripide salite e discese assieme a mulattiere, buche e terreni scoscesi.

Fuori com’è? Senza troppi giri di parole, la nuova Jimny è un chiaro omaggio agli anni ’80: offre uno stile retrò e squadrato, su cui spiccano alcuni dettagli moderni. I fari anteriori, seppur rotondi come sulla vecchia Samurai, sono full LED e molto più potenti; grintosa è poi la mascherina con le cinque feritoie e massiccio è il paraurti ad uso gravoso, che assorbe qualunque tipo di urto e impatto nel caso si affronti una buca. Nelle dimensioni rimane molto compatta: se la lunghezza da 365 cm le permette di essere parcheggiata praticamente ovunque, anche la larghezza di 165 cm offre il passaggio anche in punti stretti; infine, grazie all’altezza, 173 cm, non manca una seduta alta con ampia veduta. Il posteriore è di nuovo rinforzato da un sostanzioso paraurti e la ruota di scorta trasmette quella dose di avventura che rende l’auto pronta a tutto. Da citare è anche il tetto dell’auto, che grazie ai profili lungo il suo perimetro e la sua superficie ondulata permette la completa evacuazione dell’acqua. Certo, osservandola bene non si può nascondere una certa somiglianza con la Classe G di Mercedes: nelle proporzioni, nelle forme e nei tagli, ma soprattutto per il disegno e la posizione inferiore dei fari posteriori, la Jimmy sembra proprio la sua sorellina. Ma questo non è affatto un difetto!

E dentro? Lo stile vintage lo si ritrova amplificato anche negli interni. Tachimetro e contagiri totalmente analogici sembrano quelli firmati Veglia Borletti: hanno le lancette arancione fluo e sono protetti da una cornice in plastica rigida e plexiglass. È presente anche un piccolo display a cristalli liquidi, essenziale ma utile, che funge da computer di bordo per leggere i consumi e l’autonomia residua. Il ritorno alle origini si ritrova anche nella leva alta del cambio con la cuffia in gomma e la seconda leva delle marce ridotte. Infine, grande novità che segna un nuovo inizio e il matrimonio fra il grezzo mondo dell’offroad e la tecnologia, è la presenza del display touch centrale da 7”, che offre tutte le funzioni di navigazione, radio, media, telefono in Bluetooth ma soprattutto Android Auto e Apple Car Play. Sul fronte del comfort, vista la categoria dell’auto, più di tanto non si può dire, se non che il volume di carico è praticamente inesistente: aperto il portellone ci stanno al massimo due piccoli trolley in piedi e schiacciati come due sardine. Ma, d’altronde, chi si sogna di fare un weekend o lunghi viaggi con questa piccola arrampicatrice? Il suo terreno sono boschi, terra fango e sassi.

Come si guida? Prima di come, c’è da dire dove. Il suo habitat è la natura forte e bruta: dove più è difficile transitare e il terreno diventa impervio, meglio è. La Jimny come le sue precedenti è stata concepita per questo, per la pura avventura ed esplorazione. Fin dai primi metri in fuoristrada si instaura subito una forte legame e confidenza, senza essere dei grandi esperti tutto risulta di una facilità disarmante. Il motore turbo benzina da 1.5 litri seppur con solo 102 CV e 130 Nm di coppia ha una bella grinta: qualunque marcia si utilizzi, regala la sensazione di essere sempre pronto “a tirarti fuori”. Di livello è anche tutto il lavoro svolto dal sistema ALLGRIP PRO, che vanta trazione integrale inseribile e disinseribile con l’apposita leva. Contribuiscono inoltre il telaio a longheroni e le sospensioni ad assale rigido con tre punti di ancoraggio – tutti elementi essenziali che la rendono un vero fuoristrada. Infine, i numeri degli angoli – per gli intenditori – confermano quanto detto prima: attacco, dosso e uscita di 37°, 28° e 49°.

In condizioni normali di marcia abbiamo sempre usato solo la trazione posteriore, in modo da ridurre anche i consumi; nelle situazioni più impervie invece l’inserimento delle quattro ruote motrici fa nettamente la differenza, per non parlare poi di quando si mettono “le ridotte”. A tal proposito, con queste l’auto si trasforma in un’arrampicatrice: è come se le ruote si incollassero al terreno, ogni minima rotazione offre il massimo dell’aderenza e la sensazione che si prova è del tipo “Caspita, anche qua riesce a salire”. Le pendenze prossime ai 45° le ha affrontate senza la minima esitazione e prendendo un certo abbrivo lentamente, passo dopo passo, ha raggiunto tutte le cime. Anche in discesa, lasciandola andare e correggendo a tratti con lo sterzo, si è comportata egregiamente, mantenendo sempre la traiettoria. La Jimny, inoltre, ha il pregio di essere molto leggera, solo 1165 Kg, e grazie al passo corto è perfetta anche per la città: la seduta alta offre tanta visibilità nel traffico e i parcheggi sono facili – purtroppo non ci sono i sensori, ma d’altronde ha una bella armatura che la protegge. Insomma, è un’auto cool anche nella giungla urbana – anche se prenderla solo per tratti cittadini la renderebbe un po’ sprecata. Un po’ meno performante è invece in autostrada, dove si risente del rumore della carrozzeria non proprio aerodinamica e di quello del motore che, girando abbastanza alto, penalizza consumi e udito – un limite, in questo segmento di auto, perdonabilissimo. Infine, piccola parentesi sui consumi: rispetto a quelli dichiarati dalla casa – consultabili sul sito ufficiale – abbiamo notato una certa distanza, registrando 7,5 l/100 km in extraurbano e 10 l/100km in urbano.

Conclusioni. Ancora una volta Suzuki ha dimostrato a tutto il mondo delle automobili e soprattutto del segmento 4×4 la grande innovazione e l’intelligenza che la rappresenta. Piccola sì nelle dimensioni e sbarazzina, ma mai banale, la Jimny è semplicemente è un fuoristrada ridotto in scala rispetto alle rivali più grandi. Il meglio di sé lo dà senza ombra di dubbio dove l’asfalto è solo un ricordo. È rivolta sia ai professionisti con una certa esperienza e grinta da avventura, sia ai giovani grazie alla sua colorazione Kinetic Yellow e alla tecnologia a bordo, che la rende accessibile e facile da usare. Plus in più da non sottovalutare è anche l’assistenza alla guida di serie che include rilevatore di stanchezza e controllo della corsia. Tutto questo è acquistabile con poco più di 20.000€. Pronti per una nuova avventura?

 

Ph Credits: Matteo Emanuele Piccio per Luuk Magazine



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