Arte

The art side of Kartell: tutto quello che c’è da sapere sulla mostra (e non solo)

Luca Antonio Dondi
9 Aprile 2019

Settant’anni e non sentirli: Kartell, l’azienda italiana di elementi d’arredo in plastica tra le più famose al mondo, festeggia nel 2019 sette decenni di successi, conquiste e innovazioni nel segno del design. Come? Con una mostra a Milano nella quale si celebra lo stretto legame tra design e arte che ha fatto di Kartell un marchio riconosciuto e riconoscibile.

Dal 10 aprile al 12 maggio, “The art side of Kartell” vi aspetta a Palazzo Reale: ecco, perciò, tutto quello che c’è da sapere sulla mostra (e non solo).

Alcuni best seller di Kartell rieditati in versione dorata

La mostra. Durante la settimana del Salone del Mobile di Milano inaugura la retrospettiva “The art side of Kartell” che fino a maggio intratterrà – gratuitamente – i suoi visitatori attraverso il racconto di una storia fatta di innovazione ed eclettismo. Curata da Ferruccio Laviani e Rita Selvaggio, l’esposizione si snoda nel prestigioso Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, su oltre mille metri quadrati che vedono marmi e stucchi sontuosi dialogare con il più moderno policarbonato firmato Kartell.
Non si tratta, però, di una banale parata di oggetti d’arredo, bensì di una messa in mostra della visione del marchio, del suo personale punto di vista e di come si sia lasciato influenzare da (e a sua volta abbia influenzato) altri linguaggi espressivi, uno tra tutti quello dell’arte. “È proprio di questa relazione che vogliamo occuparci – dichiara Claudio Luti, Presidente di Kartell – essendo l’evoluzione dell’Arte per certi versi speculare dell’evoluzione di Kartell. Una relazione ed una dimensione che ci da oggi lo spunto per guardare Kartell, dopo settant’anni, non solo attraverso aspetti aziendali, industriali e tecnologici ma come espressione di una ricerca non confinata al solo mondo del design, portando attraverso i suoi oggetti e la sua rappresentazione, una visione culturale ed artistica dell’abitare che riflette sempre le necessità, le espressioni e le evoluzioni della società attuale”.
Ecco dunque comparire in mostra prototipi e oggetti inediti, modelli fuori serie e disegni preparatori, documenti e materiali d’archivio. Poi performance, installazioni e opere d’arte commissionate ad hoc per l’esibizione: una celebrazione a 360° di un brand-icona del design italiano da settant’anni ad oggi.

Il team di Kartell alla Triennale del 1969, da sinistra: Olaf von Bohr, Gino Colombini, Alberto Rosselli, Ignazio Gardella, Joe Colombo, Anna Castelli Ferrieri, Giotto Stoppino

L’azienda. Nonostante l’origine del nome rimanga ancora per molti un mistero, la storia di Kartell comincia nel 1949, quando fu fondata dall’ingegnere chimico Giulio Castelli con lo scopo di produrre accessori per le auto e piccoli oggetti ad uso domestico in policarbonato. Tra gli anni Sessanta e Settanta, il boom del design italiano non mancò di colpire l’azienda che vide tra le sue schiere nomi del calibro di Gae Aulenti, Ettore Sottsass, Marco Zanuso, Richard Sapper e Anna Castelli Ferrieri (moglie del fondatore), complici del successo di Kartell a livello internazionale.
Nel 1988 l’azienda viene rilavata da Claudio Luti (genero di Castelli) e nel corso degli anni Novanta subisce un’altra ondata di popolarità grazie agli articoli progettati, tra gli altri, da Antonio Citterio, Philippe Starck, Vico Magistretti, Piero Lissoni e Ron Arad. Nel ’99, per festeggiare cinquant’anni di attività, l’inaugurazione dell’omonimo museo a Noviglio, alle porte di Milano, con oltre 1000 oggetti esposti su una superficie di 2500 metri quadrati.
La storia di Kartell è costellata di successi e vittorie, a partire dai numerosi Compassi d’Oro che si è aggiudicata nel corso degli anni, senza però dimenticare le conquiste raggiunte nel campo della produzione e dell’innovazione di materiali plastici, che oggi puntano sempre più verso l’ecosostenibilità e il rispetto dell’ambiente, per un design ricercato ma consapevole.

La lampada da tavolo TOY di Kartell x Moschino by Jeremy Scott

I best sellers. Settant’anni tutti in ascesa, insomma, durante i quali Kartell si è sempre contraddistinta per i suoi elementi d’arredo iconici, capaci di segnare la storia del design industriale italiano e non solo. Primo tra tutti il mobile cilindrico Componibile disegnato da Anna Castelli Ferrieri che nel 1969 ha spianato la strada all’azienda e ancora oggi rimane un pezzo cult tra i più venduti. Poi l’eccentrica libreria Bookworm di Ron Arad, le lampade Bloom e Bourgie di Ferruccio Laviani, i più recenti complementi da tavola Jellies di Patricia Urquiola e la stravaganza di Philippe Starck che ha portato alla creazione delle serie di intramontabili sedute Ghost e Masters, i tavoli Top Top, le poltrone Bubble e i simpatici tavolini/sgabello Attila, a forma di gnomo.

La poltroncina Louis Ghost in policarbonato trasparente firmata Philippe Starck

Le collaborazioni. Nel corso della storia di Kartell, tante sono state le sinergie e gli scambi di conoscenza tra il brand e realtà diverse che hanno saputo arricchirne il catalogo con articoli insoliti e fuori dagli schemi. Spiccano le numerose partnership con marchi del mondo della moda, tanto che – con l’inserimento in azienda di Lorenza Luti – nasce la linea Kartell à la mode, che comprende oggetti d’arredo e prodotti fashion all’insegna della creatività. Christian Lacroix, Moschino, Paula Cademartori, N°21 sono solo alcuni dei brand che hanno reso glamour la profonda conoscenza dei materiali plastici Kartell con la creazione di borse e calzature eccentrici e originali. È dell’anno scorso, invece, il progetto “Xartell: Crossing Generation”: un dialogo tra l’azienda e le nuove generazioni del design, dell’arte, della moda e della musica, che ha portato alla reinterpretazione graffiante e a tratti provocatoria di modelli cult a marchio Kartell. Uno dei tanti esempi di come la volontà dell’azienda rimanga quello di riuscire a proiettarsi nel futuro, adattandosi e conformandosi ai cambiamenti in maniera quanto più intelligente, innovativa e creativa.

 



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