Leggere insieme

Ti dono il mio cuore

Marina Petruzio
10 febbraio 2018

Ti dono il mio cuore di Pimm van Hest e le illustrazioni di Sassafras De Bruyn è un albo realizzato in coedizione da Clavis – Amsterdam e Il Castello – Milano – che ne cura la distribuzione in Italia. Un albo interamente olandese sebbene il suo seme forse porti verso altre culture. Un albo dove la storia, di una vita, è raccontata attraverso diversi punti di vista, dalle prospettive, dagli sdoppiamenti di immagini sulla stessa o doppia pagina, da intagli che portano in molti altrove e che collegano la storia, pagina dopo pagina, prima e dopo, creando un continuum. Quel continuum che è la vita, la nascita, la morte e poi ancora la nascita. Quel protendere rami verso il cielo e radici nella terra che è la vita dell’albero e la storia che lo lega all’uomo.

Un albo dove la lentezza è prima di tutto scandita dalla gamma cromatica. Di gessi densi dove la pennellata è parte del visivo, di ciò che si vuol far vedere, di grigi, di ocra spenti da una matita bruna passata velocemente, di verdi appena accennati su dei sabbia rischiarati da un bianco appena sporcato. Un rosa, solo più intenso a volte, per l’alba o le gote di una persona cara. Un oscuro per la notte. E poi dettata da quell’andare di pagina in pagina e poi tornare per osservare quelle trasparenze, quegli intagli da una parte e dall’altra, separatamente e poi sovrapposti, prima come pagine piatte e poi sollevate per guardarci attraverso, per giocare con le ombre, per leggere altre storie. Dal tempo. Da quel tempo che necessita al seme per diventare albero e all’albero per crescere e poi magari, un giorno, cadere. Dal tempo che necessita a un bambino per diventare uomo. Infine dai non detti. Da illustrazioni che vanno scrutate alla ricerca di un metatesto, di un simbolismo che, come pause tra le parole, creano una sospensione, trattengono il lettore sul piano del sensibile.

I giapponesi venerano i fiumi, le montagne, le volpi e gli alberi. Accarezzare un grande albero è insieme presagio e augurio di longevità. Alcuni alberi diventano dei veri e propri templi, custoditi e venerati. I Kodama nella tradizione giapponese sono gli spiriti che risiedo in alcuni alberi. Ko significa vecchio in giapponese. Dama può significare anche anima o spirito. Spesso un Kodama è raffigurato come un uomo, un anziano, vestito di bianco.

È forse un Kodama quel vecchio con la barba bianca come una coda di cavallo, in quel negozietto buio, mai scorto prima, sulla strada che porta a scuola, che regala a Yuto quella scatolina di legno che lo attrae come una calamita ma che haimè, non era in vendita? Gli disse È il mio dono per te. Tutto ciò che ti serve è qui, in questa scatolina.

 

Una scatolina di legno, semplice, senza raffigurazioni né intagli, una scatolina sigillata, inapribile posata, ma mai dimenticata, sul davanzale di una finestra. Una scatolina che solo sette anni dopo concesse magicamente la bellezza di un seme, un seme bruno a forma di cuore. È il mio dono per te. Un seme che fu presto un albero, l’albero di Yuto. L’albero con il quale Yuto crebbe. Sotto quell’albero attese e incontrò l’amore. Su quell’albero giocarono i suoi figli. Sotto quell’albero saluto per l’ultima volta sua moglie e vi ritrovò il suo spirito sotto forma di frutto. Un frutto del suo albero, rosso, a forma di cuore. Un cuore che l’albero gli donò e che lui comprese di dover mettere nella scatolina di legno per donarla a un bambino. Tutto ciò che ti serve è qui, in questa scatolina. Un bambino che non potendo aprirla la posò sul davanzale di una finestra e crescendo attese. E da questa nuova attesa, da un seme bruno a forma di cuore, crebbe un albero. E così via, per sempre.

L’albero di Yuto è l’albero della vita. L’allegoria della vita in costante, magmatico movimento e trasformazione: tra nascita, vita, morte e ri-nascita.

 

 

Ti dono il mio cuore
Testo di Pimm van Hest
Illustrazioni di Sassafras De Bruyn
in coedizione Clavis – Il Castello
euro 28
Età di lettura dai 10 anni per tutti


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