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Tiffany Trump: la figlia dimenticata di un padre maschilista

Alessia Laudati
17 Settembre 2019

Protagonista di una gaffe involontaria dell’assistente personale del Presidente, la storia di Tiffany Trump dimostra (ancora una volta) che il Presidente è un vero maschilista

 

Fino a qualche settimana fa tutti conoscevano benissimo Ivanka, ma nessuno conosceva Tiffany. Poi un destino beffardo ha voluto che l’altra figlia femmina del Presidente diventasse famosa grazie a un episodio non proprio edificante. Ad agosto Madeleine Westerhout, l’assistente personale di Trump, è stata licenziata dopo aver condiviso con alcuni giornalisti informazioni personali e scottanti sul magnate e sul rapporto con la sua seconda figlia. Secondo la Westerhout, Trump non amerebbe promuovere accanto a sé Tiffany perché “troppo grassa” e il loro rapporto sarebbe talmente tanto freddo che lui “non sarebbe in grado di riconoscerla tra la folla”. Affermazioni pesanti, smentite subito dal diretto interessato che però non hanno spiegato perché, in effetti, la seconda figlia sia così distante dal clan trumpiano e dalle sue attività pubbliche. Infatti, benché Tiffany abbia parlato in favore del padre durante la campagna per le presidenziali del 2016, si vede raramente a fianco del genitore, né pare sarà impegnata per la rielezione nel 2020. Poi c’è il dato, ma è un indizio non confermato, che le dichiarazioni di Madeline ben combaciano con alcuni dei peggiori scivoloni del Presidente sulle donne che in passato lo hanno dipinto come un uomo maschilista e retrogrado.

Ma chi è Tiffany Trump? Classe 1993, è la figlia del Presidente americano e della sua seconda moglie, l’attrice Marla Maples. I due si sono sposati nel 1993 ma hanno divorziato nel 1999. La distanza tra Ivanka, l’altra figlia femmina, è siderale: mentre la prima accompagna il Presidente in numerosi incontri politici, filantropici e sociali, lo stesso non si può dire di Tiffany. Cresciuta in California con la madre – sì, proprio nella West Coast così lontana dalla canonica sede trumpiana – è modella, cantante (ha pubblicato in passato un singolo di successo) e oggi studia legge alla Georgetown University di Washington. Sul suo profilo Instagram compaiono diversi scatti in compagnia del padre, ma secondo People in realtà i due hanno passato molto tempo senza vedersi o parlarsi. Almeno in passato.

Eppure, lo scandalo della Westerhout sembra avere qualcosa di vero perché nelle presunte affermazioni di Trump vediamo confermato lo stesso profilo di uomo fortemente maschilista che il Presidente si è sempre dimostrato. Un uomo che considera la donna – anche se sua figlia! – solo secondo un ruolo accessorio e solo come prolungazione estetica della propria immagine. Ne consegue che ogni figura femminile che lo circonda debba essere specchio del proprio potere e per questo prostrarsi agli stereotipi della femminilità eternamente giovane, eternamente perfetta ed eternamente magra. Del resto il Presidente ha dato prova in passato di non avere una grande considerazione delle donne al di là del loro ruolo di possibili amanti o di oggetti del desiderio. Celebre fu il suo “grab them by the pussy”, “stringile per la vagina”, espressione relativa alla sua tecnica di conquista. Ma le affermazioni sessiste presenti nel CV di Trump non finiscono qui. Durante il dibattito per le primarie repubblicane insultò la giornalista chiamata a moderare il dibattito, Megyn Kelly, colpevole di avergli fatto domande ridicole. “Si vedeva che le usciva il sangue dagli occhi, il sangue le usciva da ogni dove”, disse in quell’occasione, alludendo a una non meglio precisata colpa o vergogna derivata dall’essere donna e dall’avere le mestruazioni. Insomma, emarginare poco signorilmente chi non rientra nel proprio – limitato – immaginario non è certo una novità per un Presidente che ha un rapporto complicato con le donne: quelle del suo elettorato di certo, ma probabilmente anche quelle della sua famiglia.



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