Lifestyle

Timberland colora Milano di verde con “Urban Greening”

Beatrice Trinci
13 Ottobre 2019

Timberland spinge l’acceleratore sulla sostenibilità ambientale, portando a Milano – in concomitanza con altre città europee – “Urban Greening”, uno speciale orto botanico che impreziosirà gli spazi di BASE dal 16 ottobre fino alla prossima estate.

Il celebre polo culturale di zona Tortona si prepara così ad accogliere il progetto promosso dal brand di outdoor, al fine di sensibilizzare i cittadini milanesi – e non solo – a contribuire alla trasformazione green della propria città. Uno spazio verde aperto a tutti con una missione ben precisa: coinvolgere la comunità in qualcosa di speciale attraverso iniziative e interventi sul tema dell’ecologia e della sostenibilità, che si alterneranno per dare vita ad un ricco e coinvolgente calendario di appuntamenti, talk e workshop da non perdere.

Nello specifico, grazie all’intervento di Cascina Bollate, BASE sarà ridisegnato da nuovi giardini en plein air, dove piante ed erbe seguiranno il perimetro del cortile post-industriale a formare – appunto – un inedito orto urbano. Tutti i materiali utilizzati saranno riciclati e riciclabili in perfetta sintonia con l’etica di Timberland, da sempre portavoce di cause eco-friendly. 15 grandi vasche, inoltre, conterranno un mini garden con sempreverdi e verdure, tra cui cavoli, finocchi, lattuga e scarola, con l’obiettivo di supportare “Bella Dentro”, il primo progetto italiano che combatte gli sprechi ortofrutticoli.

Insomma, un luogo che si trasforma per promuovere le importanti iniziative firmate dal marchio statunitense, una su tutte “Nature Needs Heroes”. Impegnandosi a piantare 50 milioni di alberi entro il 2025, sostenendo interventi di inverdimento e riforestazione degli spazi su larga scala, infatti, Timberland si avvale dell’impegno condiviso con leader globali nel campo della sustainability per invitare i consumatori di tutto il mondo a dare il proprio contributo: piccole ma grandi azioni per salvaguardare l’intero Pianeta. Perché, d’altronde, “There is no plan(et) B”.