Sport

Tortu-jet porta il sorriso, Milan e Ferrari i pianti

Riccardo Signori
25 giugno 2018

Filippo Tortu

La storia che ti permette un sorriso è quella di Filippo Tortu, 20 anni appena compiuti, rigorosamente sardo nei sentimenti (e nella storia paterna) anche se è nato in Lombardia: ragazzo jet come non ne abbiamo visto mai. Non Pietro Mennea e nemmeno Livio Berruti, che poi sono stati gli unici a mietere record del mondo fra gli uomini jet. Entrambi nei 200 metri. Berruti durante la indimenticata Olimpiade di Roma 1960. Mennea quasi venti anni dopo (1979), correndo nell’aria rarefatta di Città del Messico. Filippo si è, per ora, limitato al record italiano dei 100 metri: ma che record! Si legge: 9”99, e sembra davvero un numero perfetto. Si dice: primo atleta nostro sotto i 10 secondi, una delle più mitiche barriere che l‘atletica, ma anche lo sport in generale, riconosca. Filippo pare più adatto per i 200 metri, quindi sulla strada di Berruti e Mennea, ma il suo capolavoro è già stato compiuto. Tre bianchi soltanto hanno abbattuto i 10 netti. In tutto 118 velocisti ce l’hanno fatta, 56 americani. I razzi neri sono più esplosivi, qualcuno è andato a benzina non naturale, comunque hanno qualità che li agevolano. Tanto per dire, negli Stati Uniti c’è un ragazzino ventenne che ha appena corso in 9”88, si chiama Noah Lyles: non è questione di pelle.

Filippo Tortu , invece, è un ragazzo che potrebbe rappresentare tutto il meglio che il nostro sport sa offrire. Ha migliorato il record italiano dei 100 appartenente a Mennea e questo fa colpo, ma ha battuto un colpo in nome di tutta l’atletica un po’ depressa. E’ un ragazzo qualunque, tifa Juve e, rispetto ai suoi eroi, se la cava meglio a livello internazionale, frequenta l’università, corre e non si atteggia a fenomeno, vive tutto nella tranquillità del fare qualcosa che gli piace. Il ragazzo più veloce d’Italia è un uomo tranquillo, nessuna frenesia, nessuno sprint se non quello di schiacciare un pisolino appena possibile. Sembra un controsenso, ma questo è il senso di uno che ora tutti vogliono, coccolano, per il quale faranno il tifo durante gli europei di Berlino, in agosto, quando cercherà la nuova impresa: un podio nei 100 metri.

Seb Vettel

Impresa che vale per se stesso, ma anche per un Paese che aspetta una medaglia di questo valore come una manna. Al fianco, Filippo ha una grande famiglia, non solo nel senso della estensione: ha imparato ad apprezzare i valori e il senso delle cose. Poi c’è il papà. Si chiama Salvino, era un velocista ma sta diventando più grande come tecnico. Anzi, si è già conquistato il suo podio, ha gestito il figlio e il suo talento come un alchimista, forte delle sue convinzioni e degli studi che lo hanno condotto nel mondo dell’atletica. Salvino Tortu, figlio a sua volta di un eccellente sprinter azzurro, ha provato a cambiare il modo di allenare un velocista puntando sulla perfezione dello stile (e qui ricorre l’idea di Berruti), sulla leggerezza e sulla elasticità, sulla continuità di corsa senza badare a quello che ti sta accanto. Salvino Tortu ha insegnato al figlio a sfruttare ogni particolare limitando l’uso della forza esplosiva. Tanta tecnica e poco affaticamento fisico e psichico. Per ora ce l’ha fatta. Probabilmente farà anche di meglio e, magari, nei 200 metri, la distanza che segna la storia dei nostri più grandi atleti, insieme a Sara Simeoni, regina dell’alto.

Filippo Tortu ha riportato il sorriso a un’Italia dello sport che guarda i mondiali di calcio con tristezza, ma con altrettanta tristezza guarda alle sorti del Milan, un grande club che non finisce mai di navigare nei guai da quando Berlusconi lo ha venduto. E perché no, guarda anche con malcontento all’ultima Ferrari che tanto illude ed ogni tanto delude. Seb Vettel pensaci tu! Ma a Le Castellet sono stati pasticci e brividi. Raikkonen è troppo freddo: non ci può riscaldare, nemmeno con un podio. Per ora ci godiamo Filippo Tortu, per un attimo più veloce delle Ferrari. E ormai un simbolo per le nuove generazioni.

 

 


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