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Tra la magia di Venezia e le cronache dal Festival

Eliana Miglio
9 settembre 2018

Eliana in Vivienne Westwood con gioielli Crivelli e scarpe Le Silla

La 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia si è appena conclusa e la sensazione di un’inversione di rotta, il direttore Barbera, quest’anno è riuscita a crearla. Il Lido era tutto uno scintillio, c’erano film interessanti, attrici meravigliose con lo star power sul red carpet, case di moda in pianta stabile all’Excelsior, serate affollatissime. Insomma, Venezia è stata una grande Venezia.

Ma al di là dei tappeti rossi e delle proiezioni, i momenti migliori, forse, durante questo Festival sono stati quelli dei lunch e delle cene private nei magnifici palazzi della laguna. Mi viene in mente, ad esempio, il cocktail di Vanity Fair per la mostra “Me and my Vanity” di Jason Bell a Fondaco Marcello: è stato un successo, tanto che le barche non riuscivano più ad attraccare per far scendere gli ospiti.

Ancora: grazie alla splendida Servane Giol, parigina sposata da 20 anni con un amabile veneziano, nel loro bellissimo palazzo affacciato sul Canal Grande, è stato dato un pranzo in onore di Florian Henckel von Donnersmarck, il regista Premio Oscar de “Le vite degli altri”, che per l’occasione ci ha voluto a raccontare di quando è venuto a vivere proprio a Venezia.

Eliana in Alberta Ferretti

In questa città magica sembra davvero che tutto possa accadere: è così che si crea la quadratura perfetta, finalmente l’occasione per potersi incontrare tra poche amiche intime, tutte arrivate da ogni parte del mondo, e potersi raccontare. Si parla della vita a Londra, a Los Angeles, a Roma, a Milano, a Parigi… Ma poi tutto si riconduce a Venezia, quella Venezia dove ognuna vorrebbe vivere, un buen retiro dove poter sfuggire ad una vita ormai troppo frenetica e che ci toglie quella poesia di cui tutti avremmo un po’ bisogno.

Il Premio della Fondazione Mimmo Rotella quest’anno era dedicato a Julian Schnabel, che si è presentato con il suo consueto pigiama ed i suoi tre figli, più la sua nuova ed alta fidanzata. Eravamo tutti sulla magnifica terrazza del Gugghenheim: proprio lì ho incontrato Gaby Weber, che non conoscevo; d’istinto ci piaciamo e subito ci mettiamo a parlare fitto fitto in tedesco… fino a quando scopro che i magnifici lampe à berger, chiamate fiamma d’oro, che avevo notato da Servane fanno parte della collezione di vetri da lei creata. Gaby non è solo una bellissima donna, ex-modella, con cui parlare di mostre, di film, di libri e di viaggi, è anche un’artista lei stessa, immersa in una vita veneziana che adora, così come adora il suo laboratorio dove può creare le sue splendide opere.

Concludo la serata con una visita esclusiva per i pochi invitati alla Collezione di Peggy Guggeheim. Peggy il mito, l’icona, lei che aveva capito ed amato Venezia, contribuendo a farla diventare una meta della cultura e del jet set internazionale. E per qualche istante non posso che desiderare di essere lei.


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