Il mio punto di vista

Tradizione e internazionalità: le due anime meneghine a confronto

Gabriella Magnoni Dompé
17 ottobre 2012

Cara vecchia Milano: solide origini, tradizioni da perpetuare, inaffondabile baluardo dell’anima meneghina, mi rassicura con la sua aria da vecchia signora che non delude mai.
Ma anche Milano che cambia e che cresce, Milano dell’Expo e dei grattacieli, Milano proiettata verso il nuovo, Milano cosmopolita che non smette mai di stupirmi.
Le due anime della mia amata città si incontrano e scontrano quotidianamente. E io sto a guardare: in una sera d’autunno insolitamente mite ho avuto il piacere di recarmi in successione a due eventi che incarnano alla perfezione questo spirito sincretico.

Innanzitutto l’anniversario del mitico Baretto, che il 10 ottobre ha appunto compiuto 50 anni, e che da sempre è stata una meta obbligata da quando, ragazza nemmeno diciottenne, muovevo i miei primi passi alla scoperta della mondanità milanese. A seguire, la cena in onore dell’amministratore delegato di Dior, Monsieur Toledano, in un ambiente esclusivissimo e superinternazionale.
Non sono solita dividere le mie serate tra eventi differenti, generalmente infatti amo concentrare il mio tempo in un’unica situazione che desidero assaporare fino in fondo. Ma l’eccezione questa volta era d’obbligo.

Ancor prima d’iniziare, una chicca che non potevo perdere, anche solo per un volo a vista: alla Triennale di Milano, infatti, mi aspettava la mostra multimediale itinerante “Lady Dior as seen by”. Effettivamente era impossibile prendere visione di tanto talento e di tanta creatività in così poco tempo. Tornerò dunque ad ammirare i fotografi, gli artisti ed i film makers più iconici del momento martedì 16, in occasione di una visita privata.
Mi sono a tal punto scapicollata per raggiungere la mia seconda meta, il Baretto, da perdere l’equilibrio sull’imponente scalone della Triennale – la fretta è sempre cattiva consigliera!

Giunta – a dir la verità un po’ acciaccata – in via Senato, mi sono trovata dinnanzi ad un vero e proprio red carpet, per l’occasione trasferito all’interno di uno dei più tradizionali salotti buoni meneghini. Qui tutta Milano era convenuta. Nell’aria ancora si poteva captare qualche battuta di spirito nello chicchissimo dialetto milanese, così uso ad essere parlato dalle nostre nonne.
In totale contrasto, la meravigliosa cornice di palazzo Crespi in corso Venezia ospitava la cena privata a seguito della mostra di Dior, in un vento degno di una Milano che apre i suoi giardini e i suoi cortili più segreti. Ecco allora un circolo eterogeneo, una fucina di idee provenienti da ogni parte del Mondo, che per incontrarsi venivano espresse rigorosamente in francese – e o, per chi come me non è francofona, in inglese. Qui si respirava lo charme, la leggerezza e l’internazionalità di un gruppo di accoliti che avrebbero potuto essere collocati in qualsiasi parte del globo senza un’identificazione nazionale di sorta, semplicemente uniti dall’amore per il bello, dal gusto per l’eleganza che naturalmente si fondono nello splendore dei vecchi candelabri d’argento e degli antichi specchi di questo affascinante palazzo.
Amo la mia città e non finirò mai di dirlo. Ancorata ai solidi valori di una passato importante, ma lanciata con passione verso un futuro che non posso che ammirare, piena di orgoglio adesso più che mai.

 

Gabriella Magnoni Dompé