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Trapper: sono davvero maledetti – e maschilisti – i musicisti che giocano con le rime?

Alessia Laudati
1 Ottobre 2019

Da Sfera Ebbasta giudice a X Factor passando per Ghali, ecco chi nella musica trap si separa volentieri dall’immaginario misoginia-consumismo e chi invece no

 

Era il 10 luglio del 2018 e Non Una di Meno lanciava sul suo sito il Manifesto per l’antisessismo nel rap italiano. Tra gli impegni che il collettivo rivolgeva al mondo musicale, c’era quello di prendere una posizione (attenzione: ben diverso dal voler censurare dall’esterno) sui contenuti sessisti delle liriche trap e rap. Se la cultura hip hop, rap e trap si fonda sul maschilismo, sosteneva il pensiero dietro al progetto, bè allora è giunto il momento di cambiarla.

Cosa è successo da allora? Sfera Ebbasta è diventato giudice di un programma molto popolare e in vista come X Factor, mentre uno come Ghali, altro frontman del settore, sta lavorando al nuovo album.

E i loro archetipi musicali come se la passano? Li riassumiamo: misoginia, consumismo sfrenato e uso di droghe.

Per ora sono sempre lì, con qualche differenza. Il mondo della trap italiana, perdonateci per un attimo le generalizzazioni, corteggia spesso temi che parlano di eccessi, di consumismo sfrenato – un’ostentazione ben diversa dalla cura della propria immagine – e del rapporto con l’altro sesso. Quest’ultimo è spesso caratterizzato da volontà di dominio, spersonalizzazione, l’idea che le donne siano tutte delle “porche”, termine che rispecchia bene l’attitudine dei testi e dell’immaginario, soggetti utili sì a soddisfare i desideri ma non degne di rispetto. Tuttavia, siccome il mondo trap-rap è una galassia e non un gentlemen’s club, esistono diverse differenze. Alcuni artisti parlano anche di contesto sociale, di riscatti esistenziali, e per questo non è sempre veritiero lo stereotipo del trapper uguale artista maledetto e scorretto. Tanti infine, basta osservare il feed Instagram, non sono proprio dei donnaioli. Anzi.

Ghali per esempio, oltre a frequentare stabilmente la top Mariacarla Boscono, è diventato famoso raccontando – anche – la propria storia di emancipazione e la condizione di italiano di seconda generazione, mentre in “I love you“, ultimo singolo che precede il nuovo album, scrive del carcere e della condizione di chi è privato della propria libertà. In USA il rapper Childish Gambino, ha raggiunto 500 milioni di visualizzazioni con “This is America“, singolo accompagnato da un video spettacolare che racconta la condizione dei neri negli Stati Uniti.

L’altra cosa curiosa che rompe questa equazione persino per gli artisti più trasgressivi è che molti di loro hanno delle relazioni stabili e, presupponiamo, romantiche. Insomma, sono molto lontani dall’idea dello sciupafemmine che consuma corpi come bevande alcoliche. Qualche esempio? Tony Effe della Dark Polo Gang che canta “la uso e poi la getto” in “Sex on the beach” è fidanzato con Vittoria Ceretti, una delle modelle italiane più richieste. Dark Pyrex, altro componente del trio, da un po’ si fa vedere in giro insieme all’attrice Alice Pagani e, infine, il terzo membro della Dark, Wayne, sta insieme a Chadia Rodriguez, trapper che ha ribaltato l’immaginario che lo stile musicale sia una cosa per uomini (sessisti) e che si debba solo parlare di soldi spesi bene (ascoltate “Sarebbe comodo” per farvi un’idea).

E allora se la cultura misogina serve più a vendere dischi che a vivere, non potrebbe essere un motivo in più per trovare argomenti provocatori, magari nuovi e non offensivi nei confronti anche di una parte di potenziali ascoltatrici?



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