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It’s Truffle Season! 5 ristoranti da non perdere durante un weekend nelle Langhe

Giorgia Giuliano
28 novembre 2018

Più che mai per il tartufo serve avere un certo fiuto – specie perché ad affiancare l’uomo nel periodo di raccolta è il suo fedele amico a quattro zampe. Un fungo costoso e dalla forma irregolare che, ahinoi, non si coltiva: la caccia al tesoro inizia a fine estate e prosegue in inverno tra le Langhe, Roero e Monferrato che sono un po’ i punti luce del Piemonte (e del tartufo).

Non esistono mezze misure. Il tartufo infatti è o bianco o nero: quest’ultimo è meno costoso e il suo sapore assomiglia al fungo. Quel che è certo è che entrambi vanno mangiati crudi, a scaglie, a rinforzare la bontà dei piatti a cui si accompagnano.

Durante la Fiera Internazionale del Tartufo bianco d’Alba che si è svolta ogni weekend dal 6 ottobre fino al 25 novembre, c’era nell’aria un profumo forte in ogni dove; gente da ogni parte del mondo; il cibo da ogni parte del posto. Il tutto riversato nelle strade della città. E poi un intenso programma di incontri, showcooking, degustazioni, chiaramente tutti incentrati sul tartufo – quella voce su richiesta nel menù di un ristorante che, durante i giorni della kermesse godereccia, ha vissuto il suo indiscusso momento di gloria

Ma i piemontesi come mangiano il tartufo? Quali sono i piatti da non perdere per chi sosta nelle Langhe? Ecco 5 indirizzi che valgono sicuramente una visita.

LOCANDA IN CANNUBI
Proprio come la punta di un diamante, Locanda in Cannubi si trova in cima alla collina da cui prende il nome, immersa nei cru di Barolo, a vista dall’ampia vetrata del ristorante che si rivela a tutti gli effetti anche un belvedere. Ambiente soffuso e con l’eleganza del dettaglio sempre al proprio posto; l’offerta gastronomica racconta il Piemonte più autentico – dal vitello tonnato agli agnolotti della tradizione del “Plin”. Qui il tartufo trionfa abbinato all’uovo fritto o in cocotte con fonduta, ed è davvero uno spettacolo vedere le scaglie profumate che man mano riempiono il piatto grazie al savoir faire del personale di sala, la cui presenza rende possibile questa elegante e ricercata pioggia gastronomica.

CA’ DEL LUPO
Il ristorante hotel Ca’ del Lupo è a pochi passi da Alba e nonostante lo stile moderno e ricercato sembra essere un tutt’uno con la natura che lo circonda e che si rivela a completa disposizione di chi ci arriva anche solo per un pranzo o una cena. Il ristorante si compone di quattro salette e l’atmosfera è intima e rilassata. Il menù ha una doppia vocazione: una classica e un’altra sempre pronta a sperimentare proponendo abbinamenti insoliti, come il paté di fegato e cioccolato bianco con cipolle rosse caramellate. Tutte le materie prime sono stagionali e più che piemontesi. Il piatto da non perdere: il coniglio cotto nel forno a legna del ristorante. Il dolce a fine pasto: bignolone alla crema chantilly.

MORE E MACINE
Si trova a La Morra ed è una di quelle osterie belle e conviviali e dai piatti semplici solo all’apparenza perché per realizzarli al meglio c’è bisogno di mani esperte. I tavoli di legno, le bottiglie di vino e la vetrina di formaggi a pasta dura mettono a proprio agio e mettono appetito – però da More e Macine nessuno prende “il solito”, perché il menù cambia ogni giorno e gira tutto sulle specialità regionali. Il tartufo bianco, di eccellente qualità, viene pesato a tavola e servito al momento. È d’obbligo fermarsi per un aperitivo tra taglieri di salumi e formaggi abbinati a un corposo rosso piemontese.

LALIBERA
Nel centro storico di Alba c’è il tavolo perfetto, quello che fa spazio ai piatti della tradizione eseguiti con la bravura di chi è del posto: LaLibera è il ristorante del “colpo sicuro”, perché le proposte in carta soddisfano l’aspettativa di chi non ha mai mangiato piemontese e anche di chi chiede un pizzico di novità come ingrediente. I sapori sono stagionali e senza troppi fronzoli, presentazioni curate, sosta appagante. Un ristorante che da’ spazio anche ai piccoli produttori locali con i formaggi DOP esposti in vetrina. Da ordinare: il raviolone alla Nino Bergese con Tartufo Bianco d’Alba.

CAMPAMAC
Il fatto che la cucina sia a vista così come anche il frigo delle carni (tutte di varie pezzature e dimensioni) è una conferma della genuinità di un’osteria di lusso come Campamac, nella cui cucina c’è la firma di quel Maurilio Garola già a capo del ristorante stellato la Ciau del Tornavento. La proposta gastronomica di Campamac è frutto di un accurato processo di selezione delle materie prime – a partire dalle carni di Fassona, il fiore all’occhiello del locale. All’ambiente minimale e ordinato, pulito ed essenziale, con una prima grande cantina che circonda la sala e altre due sottostanti. Se non siete del posto e non volete rinunciare al souvenir di ritorno, da Campamac è possibile acquistare gli stessi prodotti locali che quasi sicuramente mangerete una volta seduti a tavola.


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